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Abolizione della rate parity per gli hotel: il Parlamento italiano vota sì

leggi l’articolo completo... [2]Dopo l’abolizione in Francia e le forti pressioni di Federalberghi, ieri è stato votato in Parlamento il Ddl Concorrenza per la “nullità delle clausole contrattuali che vietano alle imprese ricettive di offrire prezzi e condizioni migliori rispetto a quelli praticati da piattaforme di distribuzione online.” L’emendamento al disegno di legge è stato approvato dalla Camera dei Deputati con 434 voti favorevoli e 4 contrari.

La Camera approva la norma che elimina la parity rate. Francia e Italia insieme per tutelare concorrenza e albergatori dai colossi del web.” Così il Ministro Dario Franceschini annuncia su Twitter quella che potrebbe essere la svolta epocale del Turismo anche in Italia.

La nota diffusa da Franceschini sul sito del Mibact [3] spiega chiaramente che l’emendamento vuole eliminare le clausole che vincolano gli albergatori, allo stesso modo della Legge Macron [4] approvata in Francia lo scorso luglio, che ha stabilito che gli hotel “mantengono in ogni caso il diritto di determinare liberamente le condizioni di offerta dei propri servizi nei confronti del consumatore finale.” La legge, chiarisce Franceschini, si applica a tutti gli intermediari, e non solo alle piattaforme di prenotazione online.

Questo il testo ufficiale del dl (passa il mouse sopra l’immagine per ingrandirla):

 

E adesso?

Ieri sera, dopo che la notizia è stata diffusa dai canali ufficiali, Twitter si è riempito di messaggi di esultanza.

Ma va chiarito che, innanzi tutto, prima che la legge entri definitivamente in vigore, deve essere approvata dal Senato.

In secondo luogo c’è da chiedersi: e adesso?

Se la legge passerà anche in Italia dopo che è già diventata una realtà in Francia e Germania – cosa che probabilmente spingerà gli hotel di altri Paesi europei ad esigere un uguale trattamento nei confronti dei portali – come agiranno i gradi portali?

Se da una parte è vero che il prodotto che vendono le OTA appartiene agli hotel e che questi hanno il diritto di deciderne in tutto e per tutto, è anche vero che molti hotel, senza la visibilità garantita da Booking.com e Expedia avrebbero già chiuso chissà da quanto tempo.

Molti hotel di successo hanno a più riprese dichiarato che considerano le OTA non un nemico, ma un partner, e che le commissioni pagate sono un investimento marketing necessario.

Esemplare una dichiarazione fatta a Repubblica.it [5] da Frank Camilleri, direttore generale World Hotel Cristoforo Colombo, che riconosce di ricevere il 25% del fatturato proprio dai portali. Se è vero che le grandi catene alberghiere, in mancanza delle OTA, potrebbero avvalersi della forza del loro brand, per le piccole strutture e chi deve farsi conoscere sarebbe un problema.

Gli scenari che si profilano potrebbero essere tanti, ma tutti prevedono una transizione per gli hotel che non sarà né facile né indolore.