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Booking.com – L’ultima sentenza dell’autorità tedesca sui contratti

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Il 4 Giugno 2019, il mondo dell’ospitalità tedesca ha registrato un fatto importante: come riportato da jdsupra [3], l’Alta Corte Regionale di Düsseldorf ha infatti annullato la decisione dell’Ufficio Federale Tedesco per i Cartelli (FCO) del Dicembre 2015, che impediva a Booking di applicare le clausole di Rate Parity nei contratti stipulati con le strutture ricettive diffuse nel proprio territorio.

 

Un passo indietro

 

Cosa sono le Rate Parity? Le cosiddette clausole di “parità di prezzo” (denominate anche clausole di cliente favorito o Most Favored Nation -“MFns”), riguardano gli accordi che le piattaforme di prenotazione (note come Online Travel Agency – “OTAs”, quando operano prevalentemente online), stabiliscono con le strutture alberghiere. Nello specifico, le MFns sono clausole tramite cui le prime si impegnano con le seconde a non offrire sui propri canali diretti o su altre piattaforme, prezzi o altre condizioni per il pernottamento più vantaggiose o favorevoli per il consumatore finale.

A partire dal 2010, le autorità garanti della concorrenza in Europa, soprattutto in Germania, hanno deciso di aprire una riflessione circa l’utilizzo delle clausole di parità: quell’anno ha segnato l’inizio di una lunga saga volta a delegittimarne l’utilizzo, che ha portato le autorità competenti ad avviare indagini all’interno di alcuni paesi dell’Unione. Da una situazione di non regolamentazione sostanziale del fenomeno, i vari paesi europei interessati hanno adottato soluzioni volte a restringere il fenomeno: laddove non è stato vietato il suo utilizzo, ne è stato consentito solo un utilizzo parziale e limitato.

Per avere una visione ancor più completa di quanto è accaduto, puoi leggere il nostro articolo [4] che ricostruisce, nel dettaglio, le misure che i paesi hanno adottato per disciplinare questo fenomeno.

 

Una sentenza che ha destato notevole interesse e stupore

 

La sentenza dell’Alta Corte Regionale di Düsseldorf ha apportato un significativo contributo all’interno del dibattito pubblico sulla questione. Il motivo che ha suscitato tanta attenzione da parte dei media e degli addetti ai lavori è riportato nel comunicato stampa [5] dell’Alta Corte di Düsseldorf: quest’ultima, per produrre la sua decisione, si sarebbe basata sulla dottrina delle “restrizioni accessorie” per giustificare le disposizioni di “stretta” parità della prenotazione.

In attesa della pubblicazione del giudizio completo, se la motivazione verrà confermata, il fatto costituirebbe un metodo piuttosto non convenzionale per valutare l’effetto delle clausole di parità sulla concorrenza.

 

Per capire meglio: la saga di Booking.com in Germania

 

Dopo la decisione presa dagli uffici della Corte Federale Tedesca nel Dicembre del 2013, Booking ha adottato un approccio “creativo” per bypassare, almeno parzialmente, quanto imposto dall’autorità nazionale: invece di cancellare completamente le sue clausole di parità con gli hotel, a Luglio del 2015 il colosso delle prenotazioni online ha deciso di “limitare” il raggio di azione delle sue clausole. In base a questo nuovo accordo, gli hotel sarebbero stati in grado di offrire migliori offerte su altri canali di vendita (ad esempio offline e su altre piattaforme come le OTA) ma non sui propri siti web, a meno che non offrissero le stesse o migliori condizioni su Booking.
La risposta dell’FCO non si è fatta attendere. Quest’ultima, nel 22 Dicembre del 2015, ha deciso di proibire le clausole di parità “limitate” di Booking, ordinando a quest’ultimo di eliminare completamente queste disposizioni dai suoi termini e condizioni nei contratti con gli hotel. Booking ha presentato un immediato ricorso contro la decisione dell’FCO nel febbraio 2016 e, il 4 giugno 2019, l’OLG di Düsseldorf ha concesso l’inclusione nei contratti delle clausole di parità “parziali”.

In attesa che venga rilasciato il giudizio completo sulle motivazioni dell’FCO, un altro pezzo di mosaico è stato aggiunto all’interno di questo grande dibattito, che ancora non sembra aver trovato la formula adatta per garantire la soddisfazione di entrambe le parti e dei consumatori stessi.

In questo periodo stiamo ricevendo molte segnalazioni da hotel circa la modifica di alcune clausole dei contratti di Booking.com. Fateci avere le vostre opinioni o segnalazioni: ne parleremo in un prossimo articolo.