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Boom di Turisti Cinesi: cosa vogliono, cosa possiamo fare per loro (se arrivano)

leggi l’articolo completo... [2]I turisti cinesi pronti per far vela fuori porta sono il mercato in più rapida crescita: “Tra il 2000 e il 2020 il numero dei viaggiatori cinesi internazionali andrà da 10 milioni a ben oltre i 100 milioni.” Lo dice Hotels.com, il portale di turismo internazionale autore di una recente analisi dedicata al turismo dalla Cina.

Qualche settimana fa abbiamo visto gli Hotel Marriott pianificare una strategia già matura per intercettare i nuovi flussi provenienti dalla Cina verso il nuovo e il vecchio mondo, ma anche i piccoli hotel indipendenti stanno lentamente aprendo gli occhi, chiedendosi che cosa poter fare per restare al passo.

L’indagine “Chinese International Travel Monitor 2012 [3]” di Hotels.com mira proprio a identificare come sta cambiando il mercato e quali siano le buone pratiche che gli hotel stanno già mettendo in atto per soddisfare gli ospiti cinesi.

La ricerca è stata condotta tra aprile e maggio 2012 su uno spettro abbastanza ampio: 5.000 strutture presenti in Argentina, Australia, Brasile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Hong Kong, India, Irlanda, Italia, Giappone, Corea, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Russia, Singapore, Spagna, Svezia, Inghilterra e USA.

I Governi facilitano i turisti cinesi

Nel 2011 i turisti cinesi hanno effettuato 70 milioni di viaggi internazionali, con una crescita del 22% rispetto al 2010 (dati ufficiali diffusi dall’Annual Report of China Outbound Tourism Development 2012- National Tourism Administration and China Tourism Academy).

Molti viaggiatori si dirigono soprattutto verso Hong Kong e Macau (regioni amministrative speciali sotto il controllo della Cina), ma è in crescita anche il turismo verso l’Europa e gli altri continenti.

Per questo i Governi di vari Paesi stanno “lanciando campagne marketing multimilionarie e facilitando l’ottenimento delle VISA per turismo”. Lo hanno già fatto il Giappone e la Spagna (maggio 2012), che si è mossa a seguito di un aumento dei turisti cinesi del 25% rispetto al 2010.

E l’Italia? Come abbiamo visto nell’articolo “Turismo Cinese: quanto è pronta l’Italia ad accogliere i visitatori con gli occhi a mandorla? [4]” l’Italia soffre ancora di limiti a livello di infrastrutture, tour operator e tratte aeree competitive. Per non parlare dell’offerta turistica per la Cina su Internet, praticamente inesistente.

Turismo individuale vs. Turismo di Gruppo

Secondo lo studio, starebbe crescendo il turismo cinese individuale e anche in Europa si registrerebbe un mix di turismo indipendente e di gruppo abbastanza equilibrato.

Un quadro che mi sembra non trovi molta rispondenza in Italia, dove ancora dominano i viaggi di gruppo. Nel 2011, secondo un articolo del Sole 24 Ore [5]gli uffici consolari italiani oltre la Grande Muraglia hanno rilasciato 126.803 visti ADS (sono i visa per i gruppi turistici), l’86% in più rispetto lo stesso periodo del 2010. A questi vanno poi aggiunti altri 21.247 visti turistici individuali (+31%).

Cosa cercano i Cinesi in viaggio?

Chi è il turista cinese? Che cosa vuole, cosa cerca in viaggio? Hotels.com descrive il nuovo viaggiatore cinese come “giovane, sofisticato, internet-savvy, più sicuro di sé e più familiare con gli usi e costumi stranieri”. In hotel ama le boutique, i ristoranti e i bar, meno la palestra e la spa.

Il turista cinese risulta particolarmente appetitoso, perché secondo l’ultimo UNWTO World Tourism Barometer, la spesa nel turismo internazionale da parte della Cina è andata dai 18 miliardi ai 73 miliardi nel 2011. Secondo la Boston Consulting Group entro il 2020 il mercato varrà 590 miliardi.

Rispetto a 10 anni fa gli albergatori vedono un ospite cinese molto cambiato, più attento alla tecnologia e alla cultura locale:

Per soddisfare maggiormente il turista cinese, gli albergatori dell’area europea stanno pianificando di offrire:

Sono già diverse le catene alberghiere internazionali che predispongono servizi di questo tipo, come Accor, Starwood e altre.

I Cinesi in vacanza arrivano in Italia?

Un comunicato stampa diffuso dall’Enit [6] solo qualche giorno fa parla di “boom di prenotazioni da Cina, Brasile e USA – Spicca, in particolare, la performance della Cina, i cui operatori dichiarano aumenti di vendite considerevoli, tra il 30 e l’80% circa, confermati dalla continua crescita del numero dei visti turistici rilasciati che, nel primo trimestre, è stata di circa il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.”

Non so se questo sia un dato del tutto “reale”. Forse si può registrare una crescita considerevole nelle grandi città d’arte e dello shopping, ma per quanto riguarda il resto e le isole?

Ieri per inciso abbiamo chiesto a chi ci segue su Facebook [7] se avesse registrato un aumento dei turisti dalla Cina ma in molti hanno dichiarato di non aver assolutamente percepito questo trend.

Secondo lo studio di Hotels.com, ancora l’Italia è ben distante dall’essere la meta preferita dei turisti Cinesi, sebbene sembri superare Spagna e Germania:

Mi ha molto incuriosito e mi trova d’accordo il commento di un comune utente scaturito da un mini post di Giovanni Scipioni su La Repubblica [8]: “Per un cinese noi siamo un puntino sul pianeta terra, dobbiamo prenderne atto. Un cinese imbarcato a Pechino fa oggi scalo a Francoforte, Parigi (dove ama fare shopping anche per la moda) e viene trattenuto, coccolato dai T.O e dall’approccio culturale di quei Paesi verso l’ospite, che viene ’spinto’ anche verso altre tappe nel nord Europa. Se in questo viaggio ‘globale’ del cinese moderno in Europa mancano le tappe italiane, mi scusino tutti i lettori di questo blog, il cinese viaggiatore del 2010 non se ne accorge nemmeno perché qualcuno non ha mai provato a creare in lui il bisogno.”

Nonostante i nostri limiti promozionali e infrastrutturali, non credo che il turista cinese sia del tutto “indifferente” alla destinazione Italia – anzi – ma sicuramente un grosso ostacolo al suo avvicinamento resta come sempre la nostra incapacità e immaturità nel valorizzare e comunicare come si deve il nostro Pase – in Cina come altrove.