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BTO 2015 Live – A tu per tu con Airbnb

leggi l’articolo completo... [2]Non passa giorno che non se ne parli in giro: finalmente abbiamo l’opportunità di vederlo in faccia.

Sto parlando di Airbnb, il più conosciuto sito di affitti privati. Matteo Stifanelli parla del nuovo colosso del turismo insieme ad April Rinne, una dei massimi esperti della Sharing Economy.

I numeri che snocciola Stifanelli davanti ai nostri occhi sono davvero impressionanti e ci aiutano a capire non solo il mercato globale di Airbnb ma anche quello che sta accadendo più precisamente in Italia.

2 milioni di annunci globali. Il 50% di annunci soltanto in Europa. Una community con 17 milioni di viaggiatori.

L’Italia non è estranea a questo fenomeno: è il terzo paese per annunci, secondo soltanto a USA e Francia. 5 milioni di viaggiatori che hanno soggiornato in Italia, 190 mila annunci, un’età media dei guest di 34 anni.

Gli host per il 92% dei casi mettono a disposzione uno o due annunci, in genere si tratta di una prima o seconda casa, e solo pochissimi (lo 0,5%) sono aziende strutturate che condividono più di 100 annunci.

Perchè in Italia funziona così bene?

Perchè oltre il 60% di chi possiede una casa di proprietà appartiene a una fascia medio bassa (pensionati, operai) e trova in Airbnb un aiuto concreto all’economia familiare.

Poi ci sono 3,5 milioni di Italiani che hanno una seconda casa, ma l’85% non è affittata. Airbnb ha aiutato quindi a sfruttare il potenziale delle proprietà che non si riescono ad affittare in modo classico.

Il successo di Airbnb si deve alle esperienze

Ciò che realmente rende unico Airbnb è la sua community: gli host hanno un reale interesse a condividere le specificità della propria destinazione, a valorizzare la loro casa e la loro destinazione.

Gli host di Airbnb hanno riacceso l’attenzione verso luoghi scomparsi dalle mappe e dai flussi turistici maggiori. Non affittano solo case, ma vendono luoghi. Creano esperienze vere o a volte incredibili (come dormire in un castello o in una cittadina fantasma).

Questo è molto apprezzato dai viaggiatori internazionali, che cercano tramite Airbnb qualcosa di più di una semplice abitazione dove passare la notte.

L’impatto sulle città

A chi si chiede se Airbnb danneggerà il settore dell’ospitalità come noi ce lo ricordiamo, Stifanelli risponde che la verità è che le abitazioni inserite sul portale non stanno prendendo il posto degli hotel, ma si stanno affiancando ad essi, offrendo una possibilità di soggiorno anche in zone urbane o extraurbane dove non ci sono hotel.

Airbnb ha trovato il modo di collaborare con le istituzioni, che in molti Paesi hanno creato una legislazione apposita, tesa a regolare la situazione ed evitare problemi legali (ad esempio a Parigi o Amsterdam).

Quello che sta cercando di fare Airbnb è di contribuire attivamente alla valorizzazione delle destinazioni e alla cultura dell’ospitalità. A Parigi ad esempio stanno già raccogliendo la tassa di soggiorno che viene versata al comune. La partnership con la città comporta che Airbnb favorisca l’alfabetizzazione digitale degli host e che condivida i flussi e gli insight per aiutare la città a gestire meglio il turismo. “È importante guardare le varie esigenze del territorio e capire come impattare positivamente attraverso la sharing economy,” ha dichiarato Stifanelli.

Insomma, a chi chiede se la sharing economy stia colpendo in modo negativo qualcuno, Stifanelli risponde che Airbnb si fonda sui valori della sharing economy e che solo le imprese che non capiranno e non abbracceranno questi principi resteranno indietro. Come dire: hotel, ascoltateci e seguite il nostro esempio invece di osteggiarci.