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Esperimenti di eye-tracking sulle SERP: vincono i risultati delle Mappe

leggi l’articolo completo... [2]Se vi siete mai chiesti dove punta lo sguardo di un utente, dove si sofferma, come si muove di fronte ai risultati e alle immagini di una comune pagina di ricerche su Google, rimarreste sorpresi almeno quanto me nell’apprendere che la risposta non è così scontata come potrebbe sembrare.

Certo tutti sanno che i primi tre risultati sono quelli che contano, che gli Ads a pagamento a colori distolgono l’attenzione dai risultati organici, ecc. ecc…. certo in queste affermazioni un po’ di vero c’è, ma a quanto pare lo scenario sta cambiando e non sempre questi restano assiomi insindacabili.

Eye-tracking: dove si concentra l’attenzione degli utenti?

Ho sempre trovato estremamente utili e rivelatori gli studi di eye-tracking, ovvero quelle analisi che permettono di individuare dove l’occhio umano si rivolge di fronte a una determinata immagine.

Applicati al web, questi studi ci aiutano a capire dove si concentra l’attenzione dell’utente quando naviga su Internet e di conseguenza dove è più importante inserire certi messaggi perché risultino più efficaci di altri.

Uno studio di eye-tracking forse un po’ semplice ma sicuramente indicativo anche per gli hotel, è stato condotto e pubblicato online da Peter Meyer, fondatore di un’azienda americana specializzata in usabilità.

Meyer ha fatto 5 piccoli esperimenti sulle SERP di Google utilizzando come comun denominatore la parola “pizza” legata alla città di Chicago. A ben vedere i risultati ottenuti sono simili a quelli che si otterrebbero per un hotel, perché il prodotto è strettamente connesso alla destinazione.

Alcuni risultati della ricerca sono abbastanza prevedibili, ma altri elementi risultano davvero inaspettati.

Non meraviglia che alla query “best pizza in chicago”, il test abbia evidenziato una maggiore attenzione sui primi risultati, sulle mappe (le immagini attraggono sempre più attenzione) e sui primi risultati Local/Places.

Non meraviglia neanche che conducendo ricerche che fanno comparire sulle SERP immagini o video, siano proprio questi ad attrarre più attenzione, perché come abbiamo detto l’elemento grafico emerge e si distingue sempre con forza.

Il valore del posizionamento su Google Places

I risultati che fanno maggiormente riflettere sono quelli relativi alle ricerche locali.

Facendo una query generica per la parola “pizza”, naturalmente geolocalizzata su Chicago, il test di eye-tracking è risultato questo:

Anche in questo caso, sebbene molto più bassi nella pagina, i risultati delle mappe attraggono con molta più forza l’attenzione dell’utente, che si sofferma solo in modo superficiale sul blocco iniziale costituito dal primo risultato organico con i sitelinks.

Questo denota chiaramente come al di là dell’impatto visuale, probabilmente chi cerca un esercizio in una determinata località, resta soprattutto interessato alla location. Un motivo in più questo, per implementare e rafforzare la propria presenza sulle mappe.

L’esperimento di Peter Meyer lo trovate sul blog di SEOmoz [3]

Come vedete ci sono alcuni elementi interessanti:

In un successivo esperimento, è stata condotta una ricerca con la query contenente un brand (Pizza Hut), allo scopo di verificare il diverso impatto sull’attenzione generato dai sitelinks espansi che solitamente sono collegati a un sito ufficiale:

Anche in questo caso, sebbene molto più bassi nella pagina, i risultati delle mappe attraggono con molta più forza l’attenzione dell’utente, che si sofferma solo in modo superficiale sul blocco iniziale costituito dal primo risultato organico con i sitelinks.

Questo denota chiaramente come al di là dell’impatto visuale, probabilmente chi cerca un esercizio in una determinata località, resta soprattutto interessato alla location. Un motivo in più questo, per implementare e rafforzare la propria presenza sulle mappe.

L’esperimento di Peter Meyer lo trovate sul blog di SEOmoz [3]