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Google-ITA: il Dipartimento di Giustizia dice sì all’acquisizione

leggi l’articolo completo... [2]Dopo mesi di contrasti, timori e ipotesi sul futuro della ricerca e della libera concorrenza, si è finalmente conclusa la vicenda Google-ITA, con buona pace di entrambe le parti: l’acquisizione si farà, ma con delle restrizioni.

A gennaio infatti il colosso di Mountain View era stato accusato da FairSearch, un consorzio di portali e siti travel capitanato da Expedia, di contravvenire alle norme dell’Antitrust per l’acquisizione di ITA Software, fornitore degli strumenti per la ricerca voli di siti come Kayak, TripAdvisor, Orbitz e Bing.

Oggi Google può finalmente portare a termine la costosa acquisizione di ITA Software [3] da 700 milioni di dollari, a patto però di rispettare alcune regole imposte dal Dipartimento di Giustizia americano per salvaguardare la trasparenza e la libera concorrenza [4] nel settore del travel on-line.

Google avrà l’obbligo di:

  1. Mantenere la concessione della licenza per tutte le aziende, compresi i competitor come Microsoft Bing, a condizioni commerciali accettabili;
  2. Continuare a sviluppare ed investire sui prodotti ITA almeno allo stesso livello mantenuto fino ad oggi, perché ne possano beneficiare tutte le aziende clienti;
  3. Stabilire delle procedure interne di protezione per prevenire l’utilizzo non autorizzato di informazioni appartenenti ai competitor;
  4. Non stabilire accordi con compagnie aeree che possano “limitare inappropriatamente” il diritto delle stesse di condividere le proprie informazioni su altri siti competitor di Google;
  5. Dovrà riferire al Dipartimento di Giustizia sulle proprie operazioni e continuerà ad essere scrutinato almeno per i prossimi 5 anni.

Questo significa che l’occhio dell’antitrust vigilerà ancora a lungo su Big G, che dovrà rispettare le regole per non finire di nuovo in tribunale.

Google e la sua storia di controversie legali

C’è da dire che la diatriba sorta intorno a ITA non è che l’ultimo degli scontri nati tra Google, l’Antitrust e gli altri organi di giustizia statunitensi. È vero, Google è potente e può facilmente manipolare l’opinione pubblica e non solo, ma proprio a causa del suo peso nel panorama on-line, non può che dare adito a continui dubbi sulla sua “buona condotta”.

Per Buzz, il suo strumento di social networking, Google ha dovuto accettare 20 anni di controlli sulla privacy. Di recente un giudice federale di New York ha respinto un accordo che avrebbe permesso a Google di creare una biblioteca digitale, dichiarando che ciò avrebbe dato troppo  potere al motore di ricerca. Attualmente l’antitrust sta verificando se Google non abbia deviato i risultati di ricerca per favorire certi inserzionisti o i propri prodotti, mentre l’Unione Europea investiga sulla sua posizione di dominio nel settore della ricerca.

Infine, sono passate sotto l’egida dell’Antitrust gran parte delle ultime acquisizioni del colosso, come AdMob, una compagnia di advertising su mobile, e DoubleClick, azienda di display advertising.

Google svela che cosa farà con ITA

Di fronte alla decisione del Dipartimento di Giustizia entrambe le parti hanno reagito con soddisfazione.

Il gruppo FairSearch [5], in un comunicato stampa ha dichiarato che è soddisfatto della decisione ma che è necessario continuare ad operare affinché Google non imponga il suo dominio su nuovi settori verticali del mercato.

D’altro canto Google resta la vera parte vincente: l’acquisto si farà, e nonostante le imposizioni decretate, sarà libero adesso di sviluppare nuove tecnologie che aumenteranno di gran lunga il suo strapotere in un ambito così delicato e in forte crescita come il travel.

Google non ha mai dichiarato apertamente che cosa avesse intenzione di fare con ITA, e le ipotesi al riguardo si sono moltiplicate nel tempo. Nei mesi scorsi si era limitato ad affermare che avrebbe sfruttato il nuovo strumento semplicemente per raffinare i suoi risultati di ricerca e riuscire ad offrire ai suoi utenti un servizio migliore.

Oggi che la diatriba è conclusa, Google svela finalmente le carte e annuncia che non venderà direttamente biglietti aerei ma si limiterà a sviluppare un tool per la ricerca voli simile a quello di Bing Travel, che permetta al navigatore di individuare la scelta più congeniale per poi essere indirizzato ai siti delle compagnie aeree o delle OTA citate.

Oltre a questo, Google intende offrire la possibilità di fare ricerche avanzate per ottenere dal motore di ricerca idee e suggerimenti di viaggio. Tramite questo tipo di ricerche, si potrà chiedere a Google di individuare un potenziale luogo di vacanza in base alla distanza chilometrica, alle condizioni meteorologiche e a un budget predefinito.

Che opinioni vi siete fatti sull’argomento? Pensate che le regole imposte dall’Antitrust limiteranno efficacemente i rischi di questa acquisizione o credete che la libera concorrenza nel settore travel sia comunque compromessa?

Fonte: New York Times [6]

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