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Google e Facebook – L’intesa Star Wars

leggi l’articolo completo... [2]Risale a circa un paio di mesi fa, la notizia che l’antitrust USA ha avviato una causa per condotta anti-concorrenziale verso Google [3]. Come in una battaglia, nel tempo si sono delineate vere e proprie fazioni.

 
 

Gli avversari

 

Aprono le ostilità le OTA, già sul piede di guerra da più di un anno, rivendicando l’atteggiamento aggressivo del colosso di Mountain View, che mette in evidenza i propri prodotti, sottraendo loro visibilità organica. Il tutto ha comportato per le OTA e metasearch una diminuzione progressiva dei ricavi, dovuti alla mancata esposizione e un aumento dei costi per gli annunci a pagamento, senza peraltro avere una valida alternativa.

A seguire anche un insospettabile Apple, che nonostante abbia stabilito accordi e ricevuto di conseguenza diversi miliardi per far risultare Google come app di ricerca predefinita sugli Iphone, adesso sembra tirarsi indietro, approfittando addirittura della situazione per sviluppare un nuovo motore di ricerca [4].

 

L’alleato

 

In questo scontro senza esclusione di colpi, si fa intravedere nell’oscurità un nuovo alleato. Ebbene si, come scandito cinecamente dagli imperatori romani – Amicus meus, inimicus inimici mei – ovvero i nemici dei miei nemici sono miei amici. E’ nota infatti la recente diatriba tra Facebook ed Apple [5] riguardo l’ulteriore stretta sulla tutela della privacy introdotta da Apple con la nuova versione iOS, che rischia di rendere le campagne pubblicitarie meno performanti. In questo scenario Facebook è voluta quindi correre ai ripari e allearsi con Google, stabilendo un accordo chiamato Star Wars. Il nome rende chiaro il programma.

 

Il reclamo

 

Le prove a sostegno della causa si fanno sempre più dettagliate. Nella documentazione al vaglio dei procuratori generali [6] viene denunciato il cambiamento nel settore degli annunci di Google dopo il 2007, a seguito dell’ acquisto di DoubleClick.

Utilizzando questa nuova piattaforma e la sua nuova posizione di intermediario tra gli scambi di annunci e gli editori, Google avrebbe ricevuto commissioni sia dalle testate editoriali, che dagli inserzionisti e addirittura dagli intermediari. Non male. Il reclamo infatti sostiene:

“Google ha potuto richiedere che rappresentasse il lato acquisti, dove ha estratto una commissione, così come il lato vendita, dove ha estratto una seconda commissione, ed è stato anche in grado di forzare la compensazione delle transazioni nel suo scambio, dove ha estratto un terzo, anche più grande, onorario “.

Forse l’unico colosso che avrebbe potuto tenere testa a Google nel settore marketing poteva essere  Facebook. Ricordiamo infatti che nel 2017, il gigante di Menlo Park aveva annunciato l’apertura verso altre piattaforme pubblicitarie della sua base utenti, ovvero della sua Audience Network. Ma così non è stato. Sembra che Google l’anno successivo abbia fermato questa iniziativa, stringendo un accordo con Facebook, in cambio di altri vantaggi, come ad esempio informazioni e velocità.

 

La risposta di Google

 

Google, forte dell’ultima alleanza Star Wars con Facebook rigetta tutte le accuse:

“Le affermazioni sulla tecnologia pubblicitaria del procuratore generale Paxton sono prive di valore, eppure è andato avanti nonostante tutti i fatti. Abbiamo investito in servizi di tecnologia pubblicitaria all’avanguardia che aiutano le aziende e avvantaggiano i consumatori. I prezzi degli annunci digitali sono diminuiti nell’ultimo decennio. Anche le tariffe per la tecnologia pubblicitaria stanno diminuendo. Le tariffe per la tecnologia pubblicitaria di Google sono inferiori alla media del settore. Questi sono i tratti distintivi di un settore altamente competitivo. Ci difenderemo con forza dalle sue affermazioni infondate in tribunale “.

Come andrà a finire? Ci potrà mai essere un’alternativa valida a Google? Per ora è difficile pensarlo.