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Il pallino dei viaggiatori? Sempre meno Airbnb, sempre più Google

leggi l’articolo completo... [2]Nonostante la polemica nei riguardi di Airbnb da parte degli addetti ai lavori non sembra proprio volersi arrestare, a quanto pare l’interesse dei viaggiatori per la sharing economy sta sensibilmente calando rispetto al passato.

Secondo lo studio Portrait of American Travellers di MMGY Global [3], basato sulle opinioni di 3.000 americani che hanno compiuto perlomeno un viaggio negli ultimi dodici mesi, solo il 33% degli intervistati è interessato a soggiornare in una casa in affitto breve; un calo notevole rispetto al 41% del 2017 e anche al 37% del 2016.

L’interesse nei riguardi degli hotel è invece in ottima salute: il 75% ha espresso interesse per i grandi hotel di catena, il 66% per strutture di lusso e il 61% apprezza gli hotel con servizi limitati.

Suddividendo i risultati per generazione, sono i millennial i più interessati alla sharing economy, con il 46%, seguiti dalla Generazione X (31%), dai baby boomer (22%) e dai viaggiatori più anziani (solo il 14%).

Circa il 20% degli intervistati ha soggiornato in una casa in home-sharing almeno una volta negli ultimi 12 mesi,  in leggero calo dal 22% del 2017. Il 14% ha utilizzato Airbnb mentre il 5% restante ha utilizzato piattaforme come VRBO o HomeAway.

È interessante notare che, sebbene l’interesse e il numero di soggiorni sia relativamente basso, il 27% degli intervistati intende ancora prenotare una casa in affitto breve; si tratta di un sensibilmente aumento rispetto al 2017 (19%) e al 2016 (19%). Anche qui, i millennial sono la generazione più propensa a cercare soluzioni alternative (42%), seguita dalla Generazione X (22%).

Secondo il sondaggio, i primi tre motivi per cui i viaggiatori non amano l’home sharing sono la scarsa voglia di condividere il soggiorno con estranei (71%), preferiscono gli spazi degli hotel (66%) e non credono che le camere in affitto breve abbiano lo stesso livello qualitativo di quelle di un hotel (50%).

 

Tutto parte da Google

 

Sta aumentando la centralità di Google nella ricerca di informazioni e tariffe, con il 41% dei viaggiatori che si rivolgono prima di tutti a Google, dal 40% del 2017 e il 32% del 2016.

Google è considerato il punto di partenza nella ricerca per tutte le generazioni tranne per il pubblico più anziano, che preferisce tuttora effettuare ricerche tramite specifici siti web, specialmente delle compagnia aeree (36%). Dopo Google, Millennials e Generazione X si rivolgono a Expedia (37%), mentre i baby boomers prima si fermano su TripAdvisor (36%).

Complessivamente, nel 2018 i viaggiatori hanno utilizzano meno Expedia e TripAdvisor rispetto al 2017, con il primo che scende di un punto percentuale rispetto allo scorso anno, mentre il secondo passa dal 37% del 2017 al 35% di quest’anno. Trattandosi di mercato americano, solo il 20% dei viaggiatori volge l’attenzione a Kayak e Priceline, con addirittura solo il 14% interessato a una ricerca su Booking.com.

Inoltre, la ricerca regolare di informazioni e tariffe sulle OTA è in leggero calo, passando dal 62% del 2017 al 60% di ora. Fra quelli che si rivolgono ai portali, il 41% effettua poi prenotazioni tramite la loro – stessa percentuale del 2017 – mentre il 16% prenota direttamente tramite il sito web del hotel e il 15% chiama la struttura.

Del 40% di viaggiatori che afferma di appoggiarsi principalmente al sito ufficiale di un hotel, il 47% chiude la prenotazione diretta (in aumento rispetto al 43% del 2017), seguito dal 17% che telefona alla struttura e il 14% che prenota in un secondo momento tramite OTA.

Sebbene solo l’8% dei viaggiatori abbia prenotato negli ultimi 12 mesi una camera direttamente tramite Google Hotel Finder, il 59% degli intervistati ha intenzione di prenotare tutta la propria vacanza direttamente dal gigante della ricerca online l’anno prossimo.

Expedia rimane ancora la soluzione all-inclusive più considerata dai viaggiatori statunitensi per i prossimi dodici mesi, ma è calata di qualche punto percentuale rispetto all’anno precedente, passando dal 67% del 2017 al 64% del 2018. Anche TripAdvisor è in leggero calo in questa classifica, con “solo” il 54% dei viaggiatori interessati alla prenotazione rispetto al 61 % del 2017.

 

Un mondo mobile-centrico

 

I viaggiatori stanno scaricando meno app di viaggio rispetto all’anno precedente, con il 29% che ne ha installata una negli ultimi 12 mesi rispetto al 30% del 2017 e al 35% del 2016.

Le applicazioni legate ai voli sono le più popolari (59%), seguite a distanza dalle app di catene alberghiere (45%, in calo dal 49% del 2017) e quelle delle OTA (34% rispetto al 32% dello scorso anno).

Anche le prenotazioni effettuate tramite app sono in calo, con il 18% dei viaggiatori che ha prenotato su dispositivi portatili negli ultimi 12 mesi rispetto al 19% del 2017.

Le camere sono il servizio più comunemente prenotato (61%), seguite dai voli (48%) e dal noleggio auto (27%).

Circa il 21% dei viaggiatori preferisce effettuare le proprie ricerche di viaggio via smartphone, anche se il 48% preferisce tuttora utilizzare un tablet, (sebbene in calo rispetto al 51% nel 2017.

Lo stesso trend si applica alle prenotazioni vere e proprie, con una preferenza per gli smartphone in aumento con il 23% rispetto al 18% nel 2017 e l’utilizzo dei tablet in calo con il 48% rispetto al 51% dell’anno precedente.