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Hotel italiani a un passo dall’abolizione dell’obbligo di mantenere la rate parity con le OTA

Abolizione rate parity italia - ddl concorrenza [2]Zitta zitta, la norma che sancisce la fine dell’obbligo di rate parity all’interno dei contratti tra OTA e hotel, è quasi giunta all’approvazione.

Il Ddl Concorrenza infatti ha appena ottenuto il favore del Senato e manca giusto un ultimo passaggio per renderla effettiva.

Sul sito del Senato è possibile infatti verificare che ad oggi il Disegno di Legge “Concorrenza” [3] presentato per la prima volta nell’ottobre del 2015, il 3 maggio è stato approvato dal Senato. Avendo subito però delle modifiche, il Ddl è passato di nuovo alla Camera dei Deputati.

La versione [4] del disegno di legge trasmesso dal Presidente del Senato lo scorso 4 maggio recita in questo modo:

ART. 50.

(Nullità delle clausole contrattuali che vietano alle imprese ricettive di offrire prezzi e condizioni migliori rispetto a quelli praticati da piattaforme di distribuzione telematiche).

  1. È nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto.

Per ricapitolare, se la legge viene approvata, i portali turistici online come Booking o Expedia non avranno più la facoltà di inserire sui contratti con le strutture ricettive la clausola che vieta di vendere a un prezzo inferiore sul proprio sito web. Tra l’altro, è interessante notare che la norma non riguarda solo i prezzi, ma anche termini e condizioni, cosa che permetterebbe all’hotel di avere più flessibilità anche per i termini di cancellazione o le condizioni di vendita.

 

Federalberghi: l’abrogazione della parity non danneggia nessuno, nemmeno le OTA

Esulta Federalberghi, tra i capofila che sostengono l’importanza dell’approvazione della legge.

In un comunicato stampa [5], l’associazione albergatori dichiara la ferma convinzione che la norma gioverebbe a tutto il mercato, senza penalizzare nessuno, nemmeno le OTA.

“Utile ricordare che una recente indagine della Commissione Europea ha dimostrato che nei paesi in cui è stata vietata la parity il tasso di conversione delle online travel agencies non è diminuito, a conferma del fatto che la concorrenza fa bene a tutto il mercato.”

Difficile immaginare che una novità così importante nei contratti OTA-hotel non modifichi lo scenario di vendita attuale.

Se la legge sarà effettivamente approvata, c’è da chiedersi se e come reagiranno i portali nei confronti dei loro partner. Come c’è da chiedersi se e come gli hotel, forti di una maggiore libertà, sapranno sfruttare realmente la situazione a loro vantaggio.