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Passaporto sanitario – Un’ ipotesi fattibile?

leggi l’articolo completo... [2]E’ da mesi ormai che sentiamo parlare di passaporti sanitari per il rilancio del turismo e per la velocizzazione delle procedure di volo. Allo stato attuale alcuni paesi come Grand Bretagna e Scozia richiedono un tampone negativo per viaggiare.

E allora perché non velocizzare il tutto attraverso delle applicazioni riconosciute a livello internazionale, che diano maggiore rassicurazioni e incentivino la ripresa dei viaggi? Vediamo insieme quali sono i pro e i contro e gli ultimi sviluppi a riguardo.

Aeroporti e compagnie aeree hanno introdotto molteplici misure di sicurezza e sono in prima linea anche per quanto riguarda il finanziamento e lo sviluppo di piattaforme per la verifica e la condivisione di un passaporto sanitario digitale. Si tratta in sostanza di app che memorizzano la documentazione relativa all’esito negativo del tampone o una certificazione dell’avvenuta vaccinazione.

Le app

 

Come evidenziato dal Corriere della Sera [3], sono quattro i progetti più importanti che riguardano questi nuovi passaporti:

CommonPass è l’app su cui puntano le compagnie United Airlines, Cathay Pacific, JetBlue, Lufthansa, Swiss International Airlines, Virgin Atlantic. Questa applicazione è stata già utilizzata in modo sperimentale su alcune tratte internazionali ed è già collegata a centinaia di sistemi ospedalieri e sanitari, e persino a laboratori privati.

TravelPass è una piattaforma simile, che al momento sembra avere una copertura più ampia sugli aeroporti e punta quindi all’approvazione di un sistema condiviso a livello internazionale.

Il software invece sviluppato da un’azienda al di fuori del mondo del travel – IBM – è Digital Health Pass. IBM tra l’altro punta a diffonderne l’utilizzo non solo nell’ambito dei viaggi, ma anche in eventi, sport e molto altro.

AOKpass è invece l’app creata dalla Camera di commercio internazionale, International Sos e Sgs Group per l’archiviazione di una copia della propria cartella medica, che può essere poi mostrata se necessario ad esempio prima di un imbarco o per entrare in locali, esercizi, uffici.

La principale difficoltà prevista è il creare un protocollo approvato e condiviso tra i vari Paesi. Ma non solo. Ci sono già diverse polemiche infatti relative alla privacy e a discriminazioni verso chi, per alcune ragioni, potrebbe non avere per un certo periodo o per scelta, la certificazione di un vaccino.

Questa evenienza si fa più concreta se si parla di paesi in via di sviluppo o di persone che, essendo a minor rischio come i giovani, riceveranno il vaccino più tardi.

 

Nonostante tutto la ricerca e la sperimentazione stanno andando avanti.