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Rate Parity: entro gennaio via la parità tariffaria dalla Germania

leggi l’articolo completo... [2]L’Europa preme per un cambiamento dei termini relativi alla rate parity che regolano il rapporto tra OTA e hotel. Il 23 dicembre scorso anche l’antitrust della Germania si è pronunciato a favore di una maggiore libertà di gestione dei prezzi da parte delle strutture ricettive.

A finire nel mirino delle Authority è stato Booking.com e presto potrebbe essere la volta di Expedia.

La Germania fa marcia indietro come Francia e Italia

Secondo quanto riportano il sito ufficiale dell’antitrust tedesco [3] e Travel Weekly [4], il Bundeskartellamt, che si occupa proprio della libera concorrenza, ha ufficialmente proibito a Booking.com di applicare le clausole di “miglio prezzo” e ha ordinato di cancellarle dai termini e condizioni degli hotel tedeschi entro la fine di gennaio.

Ma andiamo con ordine.

Sulla parità tariffaria lo scorso anno Booking.com aveva fatto alla Germania la stessa proposta fatta alla Francia, all’Italia e alla Svezia, allargata poi all’Irlanda, alla Gran Bretagna, alla Polonia, alla Grecia, alla Danimarca, all’Ungheria, all’Olanda e alla Svizzera. Tutti Paesi che, almeno in un primo momento, avevano visto di buon occhio il progetto di Booking.com.

Le clausole proposte – chiamate “narrow best price clauses” – avrebbero permesso all’hotel di offrire tariffe più convenienti su altri siti ma non sul proprio sito ufficiale, mantenendo quindi la parity con Booking. A luglio queste clausole sono state attivate anche in Germania.

Ma già da prima il Bundeskartellamt non era persuaso della reale efficacia della modifica e, dopo una prima obiezione a marzo, a dicembre si è pronunciato sfavorevole alla clausola che impone all’hotel di offrire sempre a Booking il prezzo più basso, la massima disponibilità di camere e le migliori condizioni di prenotazione e cancellazione.

Il comportamento del Bundeskartellamt probabilmente è stato dettato sia dal fatto che nell’estate Francia e Italia hanno fatto passi indietro e che lo scorso gennaio una corte tedesca dichiarò illegale le clausole di rate parity imposte dal portale HRS.

Queste cosiddette narrow best price clauses restringono sia la competizione tra i portali esistenti che tra gli hotel,” ha dichiarato Andreas Mundt, presidente del Bundeskartellamt, secondo il quale questo renderebbe difficile anche per i nuovi portali affacciarsi sul mercato. “Queste nuove clausole forse possono incentivare l’hotel a offrire le proprie camere su un nuovo portale a tariffe più economiche, dal momento che non può farlo sul proprio sito. Ma non c’è un apparente beneficio per il consumatore.”

In Italia Federalberghi [5] si è detta soddisfatta della decisione presa dalla Germania e spera che presto il provvedimento divenga definitivo anche da noi. Il presidente Bernabò Bocca “si augura che il Parlamento italiano concluda in tempi brevi l’iter del disegno di legge sulla concorrenza, che sancisce un analogo principio, introdotto poche settimane fa dalla Camera dei Deputati a larghissima maggioranza (434 voti a favore, 4 contrari), sulla scia di quanto deciso dal Parlamento francese nell’agosto scorso“.

 

Booking.com difende la propria immagine

Il portale di prenotazione che fa capo a Priceline a quanto pare non ha intenzione di gettare la spugna e potrebbe presentare ricorso.

Gillian Tans, presidente di Booking.com, ha dichiarato che la decisione è “imperfetta” perché “non riconosce gli immensi benefici che le OTA come Booking.com portano sia ai consumatori che alle strutture.”

Le aziende come la nostra portano trasparenza, scelta e valore ai viaggiatori globali aggregando le informazioni per centinaia di migliaia di strutture. Non solo facciamo risparmiare ai consumatori tempo e soldi, ma siamo anche un efficiente canale di marketing per molti hotel che non potrebbero permettersi di far conoscere il loro brand sia nel proprio Paese che all’estero.”

Secondo Tans le autorità tedesche avrebbero “fallito nel condurre una giusta investigazione degli effetti sulla competizione” portati dalle nuove clausole e si sarebbero affidate troppo alla decisione presa su HRS.

Il Bundeskartellamt dal canto suo ha appena iniziato la sua lotta alla parity e ha già in programma di prendere simili provvedimenti anche con Expedia.