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La Tassa di soggiorno? Tomba del Turismo

leggi l’articolo completo... [2]Provate a fare una ricerca per la parola “tassa di soggiorno” su Google e non avete idea della baraonda che ne varrà fuori. È così che il turista, in viaggio su e giù per l’Italia, incappa in euro volanti che si aggiungono al conto dell’hotel al momento del check-out con una illogicità disarmante, lasciando in bocca un leggero sapore di truffa.

L’ultima geniale trovata nell’applicazione della tassa di soggiorno la vediamo a Bologna, dove l’imposta non va in base alle stelle, ma in base a fasce tariffarie senza un’apparente logica:

Gli albergatori sono comprensibilmente fuori di sé, tanto che dall’inizio del mese saranno tutti listati a lutto con un manifesto che recita: La tassa di soggiorno è la tomba del turismo.

Mille problemi per l’hotel

La cosa che più sorprende è che i Comuni applichino in modo così arbitrario la tassa senza tener conto dei danni che causano non solo ai turisti ma anche a tutti gli operatori. Bologna ne è la prova lampante.

In primis infatti la tassa di soggiorno demotiva i nuovi arrivati, ma implica anche tutta una serie di costi per la struttura.

  1. Gli albergatori sono costretti a fare gli “esattori” riscuotendo a forza la tassa da ogni ospite al momento del check-out, anche in situazioni ambigue e imbarazzanti, come quando si tratta di clienti di aziende private, di operai inviati per lavoro e persino di membri di squadre di calcio ospiti in città. Nel caso di Bologna, la riscossione della tassa non è semplice. Sarà difficile per l’hotel spiegarla e riscuoterla, e per una struttura che fa Revenue e che quindi varia le tariffe anche giornalmente, il calcolo diventerà complesso con un alto rischio di errore.
  2. Se un cliente si rifiuta di pagare la tassa, dovrà compilare un modulo che riporta la minacciosa dicitura “la posizione fiscale del soggetto passivo diventa oggetto di immediato controllo con l’ausilio di Agenzia dell’Entrate e Guardia di finanza.” Se l’albergatore non lo obbliga a farlo, rischia una multa fino a 500,00 euro.
  3. Non dimentichiamo i costi gestionali: la tassa di soggiorno dovrà essere notificata nel sito ufficiale, nei vari booking engine, gestionali e PMS. Questo riguarda non solo gli albergatori, ma anche i fornitori di software, che devono ingegnarsi per capire come integrare questo elemento sempre diverso per ogni Comune.

Tassa di Scopo? Va a finire nei bilanci

Le polemiche si sprecano non solo a Bologna, ma anche a Milano [3] e a Pisa [4]. A Pisa il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli si è schierato apertamente contro la tassa dichiarando che sarà solo nociva per la città e che non è chiaro come vengano investiti gli introiti, perché solo il 3% sarà di sicuro reindirizzato agli albergatori e utilizzato per la promozione del territorio.

Difatti, nonostante la Tassa di soggiorno sia una “tassa di scopo” e debba essere investita in servizi per il comparto, nella realtà – neanche troppo nascosta – la maggior parte dei Comuni la sfrutta quasi in toto per risanare il bilancio.

Solo la punta dell’iceberg

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, è stato molto critico verso al tassa di soggiorno: “Il turista reagisce male non tanto per la tassa di soggiorno quanto per l’importo: a Parigi‚ di 1 euro e venti, a Firenze è 10 euro a notte. Purtroppo decidono i Comuni, quando fu inserita la tassa di soggiorno fu detto che ci sarebbe stato un regolamento che non è stato mai fatto”.


E ancora sono tanti, tantissimi i dubbi, su come venga investita la tassa
. Questo è l’unico punto che sembra accomunare tutte le Città d’Italia, indipendentemente dall’entità della tassa, come avevamo già constatato un anno fa nell’articolo “Pro e Contro della Tassa di Soggiorno [5]”.

Ma in fondo, la tassa di soggiorno, con quella maldestra legge per applicarla che l’accompagna, a noi non sembra che la punta dell’iceberg di una politica che non si vuole decidere a valorizzare il turismo [6], riconoscendogli il ruolo decisivo che meriterebbe nel Paese.

 
 
Fonte: Il Resto del Carlino [7]