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Viaggiare in autonomia: l’ascesa dei Solo Travelers continua

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La tendenza a partire da soli, lasciando a casa famiglia e amici per godersi una vacanza in piena libertà, continua a crescere da alcuni anni a questa parte.

Sicuramente questo rappresenta un ottimo modo per staccare davvero, dalla routine e dalle abitudini di casa, e immergersi totalmente nella destinazione [3] visitata, in fatto di usi e costumi, cibi ed esperienze. Ovviamente, nel momento in cui questo target fa sentire la sua presenza in modo importante, gli hotel devono farsi trovare pronti ad accogliere i viaggiatori solitari [4], con servizi ed offerte disegnati sulle loro esigenze.

 

Libertà, flessibilità e comodità

 

Secondo il primo rapporto di Expedia sul solo travel [5] nel mercato americano, il 60% dei viaggiatori prevede di fare un viaggio da solo nel prossimo anno, una percentuale sicuramente notevole. Se vi aggiungiamo che un terzo degli intervistati (il 33%), dovendo scegliere tra un compagno di viaggio e il proprio smartphone, partirebbe con il secondo, è chiaro quanto la tendenza si stia radicando.

Ma quali sono le ragioni principali per intraprendere un viaggio in solitaria? Due terzi degli intervistati concordano sul fatto che la libertà di viaggiare da soli e incontrare nuove persone superi di gran lunga la comodità di avere un partner on the road.

Il desiderio di disconnettersi totalmente dal lavoro e dalla routine è un’altra risposta molto frequente (25%), soprattutto tra i Millennials. Esplorare nuovi posti, in particolare città, imparare cose nuove e provare un’attività mai fatta nella vita sono altri motivi alla base di un viaggio in autonomia. Quasi la metà degli intervistati (45%), inoltre, dichiara che, progettando un solo travel, il desiderio di scappare per un po’, guida il processo ispirazionale più di un qualsiasi evento, persona, obiettivo concreto.

 

 

Potersi concedere una fuga, anche breve, dalla quotidianità viene vissuta come una pulsione fortissima in tema di viaggi.

Se è vero che libertà e autonomia sono le basi, dall’altra parte i solo travelers prestano molta attenzione ai costi di un viaggio (32%) e alla sicurezza nella destinazione (31%), perché non avere compagni può rivelarsi rischioso. Il 66% monitora a lungo le tariffe quando deve prenotare un volo, mentre il 52% si focalizza sui prezzi più vantaggiosi per un alloggio nella location scelta.

Per quanto concerne la sicurezza, i viaggiatori solitari tendono a informarsi sui dintorni della propria destinazione (58%), condividono il proprio itinerario e mantengono contatti regolari con famiglia o amici durante il viaggio (50%). Le donne si preoccupano maggiormente della loro incolumità e temono di trovarsi in difficoltà più frequentemente rispetto agli uomini. Eppure la percentuale di viaggiatrici solitarie continua a crescere, sintomo che, una volta prese le dovute precauzioni, una vacanza in pura libertà ripaga ogni paura.

A livello di difficoltà pratiche, figurano la necessità di indicazioni una volta che ci si trova persi in un punto e le barriere linguistiche, quest’ultime sempre più superabili grazie ai meccanismi di machine learning di Google [6] e a Google Translate in primis. In ogni caso, secondo i dati del The Solo Travel Report, i benefici hanno la meglio su eventuali problemi riscontrabili nella destinazione.

Il viaggio ideale copre la durata di 3-6 giorni e, tra i vari tipi di viaggi proposti, il 30% degli americani opterebbe per un week end fuori porta, possibilmente in una nuova città.

 

Profilo dei solo travelers

 

Se sono chiari i motivi e le perplessità che aleggiano intorno a un solo travel, concentriamoci ora sulle caratteristiche dei viaggiatori indipendenti. L’80% dei Millennial e l’83% dei Gen Z aspirano maggiormente a viaggiare da soli rispetto alle generazioni più grandi.  È interessante notare che, nel campione intervistato, meno del 40% è rappresentato da genitori e, di questi, l’82% vorrebbe intraprendere un’esperienza in autonomia. A volte una pausa da figli e consorte, per quanto amati, appare una meta agognata!

Per quanto riguarda gli obiettivi della vacanza, i Gen X (33%) e i Baby Boomers (30%) sono più inclini ad esplorare nuove città rispetto alle generazioni più giovani. Queste ultime, d’altra parte, risultano più sicure dei loro piani di viaggio rispetto ai più grandi: il 62% dei Gen Z e il 57% dei Millennial progettano già un viaggio per il prossimo anno. A livello di stagionalità, il periodo più frequente per il solo travel è l’estate (46%), seguito dall’autunno (27%).  In particolare, i Gen Z programmano i loro viaggi in concomitanza delle vacanze estive e ben il 70% progetta un solo travel per la prossima estate.

Per quanto concerne i tipi di solo trips praticabili, il 45% degli intervistati trascorre il proprio tempo completamente da solo, l’11% raggiunge gruppi di solo travelers, per tutelarsi in caso di imprevisti (scelta diffusa tra i Gen Z), il 10% soggiorna da una famiglia ospite ma agisce in modo autonomo durante il giorno.

Per quanto riguarda le destinazioni più ricorrenti, il 74% degli americani intervistati desidera viaggiare negli Stati Uniti – anche per questioni di budget e di durata limitata del viaggio – seguiti da Canada (45%) e Europa (42%). La classifica, tuttavia, risulta ribaltata per la Generazione Z, che mette al primo posto l’Europa (47%), seguita da Stati Uniti (42%) e Caraibi (38%).