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Antitrust e Rate Parity: per vendere a meno usate il telefono o le mail!

leggi l’articolo completo... [2]L’Antitrust chiude l’istruttoria aperta il 7 maggio 2014 in Italia contro Booking.com accettando le proposte sulle modifiche della rate parity avanzate qualche mese fa dal portale. Dal primo luglio l’albergatore potrà decidere di vendere a tariffe inferiori su altri canali online, al telefono, per mail o al front desk. Ma sarà obbligato a mantenere la parity nei confronti di Booking sul proprio sito. Resta invece aperto il caso Expedia.

Intanto in Germania l’Autorità competente ha pubblicamente dichiarato guerra a Booking.com ed Expedia per garantire la libera concorrenza di tutte le parti ed è decisa a far decadere tutte le clausole di best rate.

Chi sperava che la rate parity fosse a una svolta in Italia dovrà ancora aspettare: l’Autorità per la Libera Concorrenza conferma che con la riunione del 21 aprile ha accettato e reso vincolanti le condizioni proposte da Priceline.

Come riporta il comunicato pubblicato sul sito ufficiale [3] l’AGCM aveva rilevato come le clausole di MFN nei contratti con gli hotel partner potessero limitare la concorrenza e quindi ricadere anche sui prezzi sui consumatori finali.

Quando si parla di clausole “Most Favoured Nation” (MFN) si indicano quelle condizioni che vincolano le strutture alberghiere a non offrire il prodotto a condizioni migliori su altri canali, compresi i propri.

L’istruttoria è stata condotta insieme alle Autorità di Francia e Svezia, che hanno ugualmente accettato le stesse condizioni, attive a partire dal 1 luglio 2015.

 

Per l’hotel cambia poco o nulla

Come confermato da Alessandro d’Amico di Booking.com [4] nell’intervista che abbiamo fatto qualche mese fa, la clausola di rate parity che vincola l’hotel a mantenere sul proprio sito la stessa tariffa che c’è sul portale non è trattabile. Booking è deciso a farla rispettare e l’AGCM ha accettato tale vincolo.

Dunque che cosa cambia per gli hotel italiani?

  1. Possono vendere a tariffe inferiori su altri portali o siti online: ad esempio se l’hotel vende a 79,00 € sul suo sito ufficiale e su Booking.com, può decidere per motivi di marketing di vendere sul portale regionale a 69,00 €.
  2. Possono vendere a tariffe inferiori per telefono, mail o al desk, dunque offline: una pratica che già oggi gli hotel dovrebbero adottare (ma da molti sottovalutata o addirittura ignorata!). Ossia risparmiare convincendo i clienti a prenotare direttamente quando c’è un contatto diretto per telefono o di persona, in modo da soddisfare l’ospite ed evitare di pagare le commissioni dei portali. Resta sottinteso che l’hotel può continuare ad offrire tariffe scontate anche a clienti fidelizzati o selezionati con codici promo, newsletter e altri strumenti di marketing.
  3. Possono vendere tipologie e numero diverso di camere sul portale: cade la parity availability [5], quindi adesso l’hotel potrà scegliere quante e quali tipologie vendere su Booking.com e sul proprio sito senza obbligo di trattamento paritario o preferenziale.

Resta il fatto che questo sia un cambiamento solo apparente per l’hotel, poiché se anche questo volesse vendere a meno su altri canali (cosa assai improbabile), dovrebbe scontrarsi con tutti gli altri portali che impongono la parity integrale perché non obbligati dall’Antitrust a cambiare le regole come è accaduto a Booking.com.

 

Federalberghi infuriata

Non si accontenta del risultato ottenuto Federalberghi, che aveva fatto avviare l’inchiesta.

Su Il Sole 24 Ore [5], il direttore generale Alessandro Nucara ironizza sulla questione per nascondere la grande delusione sulla decisione dell’Antitrust: “Nel 2015, con 3 miliardi di persone in rete, un australiano dovrà telefonare in Italia per sapere se l’hotel che ha scelto può fargli uno sconto sul prezzo proposto dal portale.”

Una condizione questa che secondo Nucara provocherebbe un danno alle strutture, perché le obbligherebbe, per cercare di essere più competitivi, a cercare di spostare le vendite offline, come succedeva una volta.

 

La Germania usa la linea dura e rifiuta i compromessi

Ma non tutta l’Europa è disposta ad accettare le condizioni delle grandi OTA.

Nella nota ufficiale del Bundeskartellamt  [6](l’Autorità tedesca) si legge che il 2 aprile ha informato ufficialmente Booking.com (“il maggiore portale di hotel in Germania”) delle sue preoccupazioni relative all’utilizzo delle clausole di “best rate” utilizzate dal portale (si intendono gli obblighi per l’hotel di offrire sempre al portale i suoi prezzi più bassi, la massima disponibilità di camere e le migliori condizioni di cancellazione su Internet).

Ad HRS in gennaio l’Autorità della Germania ha imposto di rimuovere le clausole per tutti gli hotel tedeschi perché contro la libera concorrenza. Adesso il presidente Andrea Mundt dichiara che anche Booking ed Expedia dovranno allinearsi: “Questo servirà a creare condizioni di competizione omogenee dal momento che HRS ha già cessato di usare le suddette clausole nei contratti con gli hotel.”

Ovviamente seguiremo con attenzione la vicenda tedesca e vi terremo informati.