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Facebook ha violato il Gdpr?

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Max Schrems, attivista austriaco, sta portando avanti la sua battaglia contro le condizioni contrattuali imposte dal gigante blu a tutti coloro che si registrano sul social network. Nello specifico, sul banco degli imputati è finita la condivisone dei dati acquisiti e condivisi con terze parti.   


Ricostruiamo la vicenda a partire da un articolo di Wired [3] 

 

All’origine dell’accusa contro Facebook

 

È dunque Max Schrems che con la sua associazione per i diritti digitali Noyb ha fatto ricorso in appello contro Facebook, dopo che una Corte di Vienna ha emesso una sentenza favorevole nei confronti del colosso di Zuckerberg. Il social network più utilizzato al mondo avrebbe infatti aggirato il Gdpr, ossia il Regolamento generale per la protezione dei dati personali dell’Unione Europea. Il caso sarà quindi nuovamente riesaminato dalla Corte Suprema austriaca e sottoposto, per ulteriori verifiche ed accertamenti, anche all’attenzione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. 

Il Gdpr, approvato nel 2018, stabilisce che l’utilizzo dei dati personali è consentito solo dopo aver ottenuto l’esplicito consenso da parte dell’utente. Inoltre, le richieste per ottenerlo, devono essere formulate in modo chiaro. Max Schrems sostiene che Facebook, per bypassare l’obbligo, inserisce la richiesta per il trattamento dei dati per le pubblicità personalizzate direttamente all’interno delle condizioni di servizio contrattuali, i quali devono essere necessariamente accettati da tutte le persone che vogliono utilizzare la piattaforma. 

Facebook ha già fornito una risposta al capo d’accusa. Dal quartier generale hanno più volte ribadito che la soluzione adottata non viola nessuna regola. Come mai? Il Gdpr prevede cinque situazioni per le quali le aziende interessate non sono tenute a chiedere, in forma chiara ed esplicita, il consenso al trattamento dei dati. Fra queste, una condizione è che il trattamento sia “necessario per l’esecuzione di un contratto”. “Abbiamo il dovere di fornire pubblicità personalizzata agli utenti”, hanno chiosato da Menlo Park.  

 

Ricorso, una partita aperta

 

Come giudicherà la Corte di Vienna il ricorso presentato da Max Schrems? Difficile fare una previsione. Potrebbe però giocare un ruolo importante nella disputa un altro aspetto stabilito dal Gdpr, secondo il quale gli utenti devono essere liberi di poter revocare il loro consenso –se prestato- in qualsiasi momento e senza costi. L’inclusione di questa possibilità all’interno del contratto pone qualche dubbio sulla sua applicabilità.   

In supporto del ricorso si è levata anche la voce dell’eurodeputata olandese Sofie In’t Veld, la quale ha partecipato proprio ai lavori per creare il Gdpr. Veld ha affermato che “l’obbligo di chiedere il consenso deve restare fermo. I termini contrattuali non possono essere utilizzati come una clausola di evasione di questo requisito, o per qualsiasi altra base giuridica che riguardi il trattamento dei dati. Il Gdpr è progettato per dare agli utenti il controllo sui propri dati. Non si deve permettere a Facebook di truffare gli utenti in questo modo”. 

 

Dopo aver introdotto alcuni cambiamenti a dicembre [4] e mentre continua lo scontro con Apple [5], adesso Facebook attende anche questa sentenza da parte dei giudici. Restate connessi sui nostri canali per seguire tutti gli sviluppi della vicenda.