Brand Reputation Scoop: ReviewPro e Cornell lanciano il Revenue Optimizer

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Questo argomento contiene 5 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  marghe 6 anni, 7 mesi fa.

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  • #16050

    sfarinel
    Amministratore del forum

    leggi l’articolo completo...Arrivano in anteprima per Booking Blog tutti i dettagli sul Revenue Optimizer, l’innovativo strumento realizzato da ReviewPro in collaborazione con Cornell University e Melià Hotels per aiutare gli hotel a ottimizzare le revenue in relazione alla propria brand reputation e a quella dei competitor.

    Lo strumento è nato come applicazione pratica dello studio realizzato sempre dalla Cornell con ReviewPro e diffuso qualche mese fa a dimostrazione inconfutabile del legame esistente tra brand reputation e revenue dell’hotel.

    Brand Reputation Scoop: ReviewPro e Cornell lanciano il Revenue Optimizer

    #20886

    Flavio
    Partecipante

    Per chi ha un po’ di familiarità con Excel (e la matematica)… provo a suggerire una soluzione “fai da te” :-)

    Impostare un grafico a dispersione con prezzi (in una data x) e punteggi del proprio albergo e dei concorrenti. Interpolare una retta.

    Gli hotel sopra la retta offrono un rapporto svantaggioso prezzo/ qualità (tanto più quanto più distanti dalla retta). E viceversa quelli sotto.

    Cambiando il proprio prezzo, si vede come si muove la retta, e la posizione del proprio hotel rispetto ai concorrenti.

    Voilà! Gratis! :-)

    #20888
    Antonio Greci
    Antonio Greci
    Partecipante

    Expedia lo aveva già evidenziato. Ma non c’era bisogno di fare grandi ricerche scientifiche, ( sarebbe tutto da vedere alla luce di Popper, ma andremmo fuori tema.)per confermare ciò che tutti sappiamo: è il cliente che fa l’albergo e non il contrario!… “dimostrazione inconfutabile del legame esistente tra brand reputation e revenue dell’hotel”… questo lo sapeva, e lo raccontava a mio padre, mio nonno quando agli inizi del ’900 aprì due alberghi sulla costa adriatica. Sarei proprio curioso di sapere su quale base hanno impostato l’algoritmo per il calcolo delle percentuali statistiche…

    #20890

    marghe
    Amministratore del forum

    Ciao Antonio, ti posso assicurare che quello che per alcuni è scontato per molti non lo è. Lo dimostra il fatto che ancora moltissimi albergatori non curano la reputazione, non rispondono alle recensioni, ecc. In più bisogna dare atto alla Cornell e a ReviewPro che per la prima volta si è fatto uno studio con un fondamento scientifico sull’argomento. A livello logico la nostra azienda ha sempre sostenuto che i prezzi dovessero essere variati in modo adeguato a seconda dalla reputazione ma da qui a definire in modo scientifico l’argomento ce ne passa…

    #20895
    Antonio Greci
    Antonio Greci
    Partecipante

    Ciao Marghe,

    qualsiasi ricerca è un passo avanti rispetto a ciò che non era. Per l’appunto ho citato Popper ed il suo modello teorico falsificazionista (P1>TT>EE>P2) . Anche Booking.blog è sempre un passo avanti. Sono sempre attento a tutto ciò di cui ci informa ed agli interventi che ne derivano.

    Il fatto è che non so se:

    1)esiste una comunità scientifica accreditata che possa vagliare la ricerca in questione,

    2)se è stata presentata tale ricerca ad una suddetta comunità,

    3)se tale comunità l’abbia riconosciuta come valida.

    Alla fine, il rischio potrebbe essere dare un modello teoricamente efficiente in mani che potrebbero usarlo inopportunamente. La raccolta, la repertazione dei dati e la loro condivisione sono fondamentali. Si pensi alla differenziazione dei contesti, (le fonti), sulla quale iniziare la raccolta dei dati. Se ciò non viene categorizzato e riconosciuto come valido, potrebbe portare a risultati distanti dalla realtà. Per semplificare: ad ogni inizio di relazione con il cliente chiedo sempre di risponder-si a queste semplici domande: a) chi sono, b) dove opero, c) cosa propongo, d) a chi lo propongo. Se mente, non ho interesse a continuare con chi è chiuso al dialogo.

    Ti ringrazio per il tuo intervento che ho apprezzato.

    #20896

    marghe
    Amministratore del forum

    Ciao Antonio,

    grazie a te per tutti gli spunti di riflessione che ci regali! D’altronde noi facciamo il possibile per mantenervi aggiornati ma senza il dialogo un blog perde la sua ragion d’essere :-)

    Guarda quello che dici lo condivido in pieno, difatti spesso quando pubblichiamo studi e ricerche magari di Google o di TripAdvisor, ci teniamo sempre a spiegare le basi su cui sono stati condotti perché è innegabile che quando ci sono “conflitti di interessi” non ci si può esimere dall’avere certi ragionevoli dubbi sui risultati – che talvolta sono distanti dai dati reali in nostro possesso.

    Confesso che a questa ricerca siamo particolarmente legati. La QNT, che tanti anni fa ha creato Booking Blog, è stata una delle prime realtà web italiane dedicate al settore dell’Ospitalità e negli ultimi anni l’analisi e il monitoraggio costante delle performance dei nostri clienti ci avevano già fatto capire la relazione tangibile tra revenue e recensioni, anche se non potevamo certo quantizzarla. Stessa cosa valeva per il billboard effect, di cui già parlavamo nei nostri corsi di web marketing turistico 5 o 6 anni fa, anche se magari non con quel nome.

    Senz’altro si può ritenere la Cornell University una comunità scientifica accreditata a livello internazionale, quindi per noi gli studi pubblicati hanno assunto un forte valore alla luce di quelle che erano già certezze per noi.

    A proposito di ReviewPro, non abbiamo mai negato che siano nostri partner, ma proprio per questo ci sentiamo sicuri della serietà e professionalità con cui sperimentano e portano avanti sempre nuove funzionalità per gli hotel. Con il Maremma Brand Index, di cui abbiamo parlato estensivamente anche qui sul blog, hanno fatto un ottimo lavoro. Chi ci conosce sa che difficilmente sul blog prendiamo le parti e quasi mai promuoviamo servizi a pagamento che non abbiamo testato e di cui abbiamo sperimentato l’efficacia.

    Detto ciò, concordo con te che sempre più spesso girino in rete studi “farlocchi” o con basi non abbastanza ampie e rappresentative, cosa che potrebbe portare a vedere le cose in modo distorto o non aderente alla realtà.

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