Intervista esclusiva a Booking.com: senza la rate parity per gli hotel sarebbero guai

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Questo argomento contiene 8 risposte, ha 7 partecipanti, ed è stato aggiornato da  windy kaouki 4 anni, 1 mese fa.

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  • #22952

    sfarinel
    Amministratore del forum

    Qualche settimana fa Booking.com ha annunciato che, per allinearsi alle richieste delle autorità dell’Antitrust, a breve avrebbe modificato la clausol
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    #22966

    PaoloBolzano
    Partecipante

    Buongiorno a tutti.

    Leggo con interesse l´intervista di Andrea D´Amico, che per motivi lavorativi ho avuto il piacere di conoscere ed apprezzare.

    Colgo lo spunto di questo articolo per chiedervi una vostra opinione sulla decisione dell´antitrust. Decisione che puó cosí essere riassunta:

    Sui diversi portali possono esserci prezzi diversi, ma nella vendita diretta al cliente no. Ma di fatto che cosa vuol dire questo? Cosa comporta per l´hotel?

    Facciamo un esempio pratico:
    Hotel xy con la nuova rate parity potrebbe offrire i seguenti prezzi:
    B.Com: 120€
    Exp: 110€
    HRS: 125€

    E fin qui tutto bene. Ma quando D´Amico dice: “gli alberghi possono offrire tariffe più basse ad altri intermediari (OK) e rispettare la parità tariffaria soltanto per le prenotazioni dirette (???)che non provengano da loro clientela fidelizzata (e anche questo e chiaro, ovvero, almeno ai vecchietti che mi telefonano e che vengono da 30 anni nel mio albergo posso fare il prezzo che voglio)

    LA seconda parte non é chiara. Ovvero che prezzo dovrebbe fare l´hotel sul proprio sito con un suo motore di prenotazione diretto? Quello che offre a Booking? Quello di Expedia? UN prezzo più alto? UN prezzo più basso? Oppure semplicemente un prezzo che sia nella fascia di quelli proposti alle ota, ovvero nel nostro esempio tra i 110 e i 125 , non sotto e non sopra?

    Attendo vostri commenti e opinioni.

    Saluti
    Paolo

    #22968

    marghe
    Amministratore del forum

    Ciao paolo, intanto grazie per aver condiviso con noi il tuo pensiero.
    Credo proprio che D’Amico volesse dire che l’importante è che sia rispettata la parity tra il sito ufficiale dell’hotel e Booking.com. Nell’esempio che fai tu, l’hotel dovrebbe mettere 120 €.

    #22969

    PaoloBolzano
    Partecipante

    Ciao Marghe, grazie della tua risposta.

    Anche io credo intendesse cosí, ma se la parity rate venisse uniformata, cosí come proposto da Booking.com , come dovrebbe comportarsi l’hotel?

    Nel caso in esempio Expedia sarebbe avvantaggiata, sia rispetto Booking che all’hotel stesso.
    (fatto che comporterebbe una doppia perdita per B.com sia in termini di commissione che in termini di potenziale cliente + perdita del cliente diretto per l’hotel)

    E HRS? Dovrebbe accettare di avere un prezzo più alto sul proprio portale, ma potrebbe pretendere quel prezzo anche sul sito dell´hotel. (risultato nessuna prenotazione diretta e nessuna prenotazione su HRS)

    Tutto questo discorso lo faccio per sostenere un altra teoria. Come potrebbe l´hotel risolvere questi problemi ? Offrendo gli stessi prezzi sia sulle OTA che sul proprio sito.
    Ovvero come far uscire la parity rate dalla porta e farla rientrare dalla finestra.

    Con questo non voglio sindacare l´importanza o meno a livello di revenue e visibilitá che derivano dall´avere o meno le stesse tariffe on line, ma semplicemente sottolineare che se il problema era la parity rate non é cosi che si risolverá.

    A presto
    Paolo

    #22970

    manager
    Partecipante

    La rate parity cade solo nei confronti delle altre ota poichè molto spesso gli investitori istituzionali sono gli stessi.

    Il 20% degli investitori istituzionali di Booking.com (priceline) posseggono in expedia inc il 30% dell’azionariato istituzionale
    E stiamo parlando dell’azionariato istituzionale, senza contare gli insiders
    Non sono concorrenti.
    Fatevi i conti con questi link :

    https://it.finance.yahoo.com/q/mh?s=EXPE
    https://it.finance.yahoo.com/q/mh?s=PCLN

    #23014

    manager
    Partecipante

    Sarebbe poi il caso di parlare anche della desertificazione alberghiera che Booking.com , insieme all’operato maldestro di molte amministrazioni locali, sta causando.
    Un caso plateale è quello fiorentino.
    A Firenze l’amministrazione comunale ha liberalizzato al 100% in tema di B&B
    Tale decisione è stata presa tenendo conto che le Amministrazioni Comunali, oggi in Italia, scommettono sulla propria sopravvivenza solo grazie alla riscossione della “Tassa di soggiorno”.Il centro storico fiorentino si sta trasformando, nei fatti, in un albergo diffuso.
    Si moltiplicano ogni giorno le licenze ad uso turistico e l’offerta ricettiva diventa un “diffuso sbriciolamento” dell’economia turistica locale ( la principale in città) che, nel lungo termine, porterà ad un diffuso impoverimento.
    Booking.com ringrazia e moltiplica l’offerta aumentando a dismisura le proprietà dando vita ad uno scenario poco edificante in tema di tariffe.
    Concludo pensando che sarebbe stato doveroso parlare anche di “reverse charge” in sede di intervista

    #23015

    andrea_htl
    Partecipante

    Il rate parity secondo me è da rispettare in ogni canale di distribuzione. non rispettarlo significa solamente far rimbalzare il potenziale cliente fra un sito e l’altro creando confusione e danni di immagine alla struttura. La disintermediazione si ottiene lavorando bene con i social network, facendo offerte opache sul proprio sito ( offrendo qualcosa compreso nel prezzo della stanza come per esempio le consumazioni dal minibar o la tassa di soggiorno), fidelizzando clienti con news letters, facendo brand protection e quant’altro.
    Tutte queste battaglie, ricerche di espedienti attraverso l’antitrust le trovo del tutto inutili, essere presenti su una Ota anche se costosa e poi cercare di vendere il meno possibile attraverso quel canale è un esercizio bizzarro.
    Concludendo quindi io dico SI al rate parity ed impegnamoci con i nostri mezzi e la nostra fantasia per disintermediare

    #23084
    giacomo bufalini
    giacomo bufalini
    Partecipante

    Des O’Mahony, Chief Executive Officer e Co-founder di Bookassist in occasione di un suo interessante intervento in BTO lo scorso dicembre (http://www.buytourismonline.com/eventi/ota-hotel/) tra le altre cose ha fatto notare come le OTA siano interessate al cliente, non all’Hotel ! Ergo una “collaborazione” con loro di fatto non esisterà mai! Lo dimostra il persistere del diviedo di violare la Rate Parity sui siti proprietari. Sono dei colossi e fanno come vogliono, il problema è che lo fanno benissimo ! Investire su ogni singola prenotazione diretta per incrementarle è l’unica arma a disposizione del singolo Hotel di competere, non è facile e non è gratis, ma alternative per “tenere il toro per le corna” (cit. D. Innocenti) oggi non ce ne sono…. anche perchè le OTA fanno esattamente così e se non lo fai tu lo fanno loro per te (!!!)
    G. Bufalini

    #24304

    windy kaouki
    Partecipante

    Salve a tutti .
    Premesso che sono assolutamente d’accordo con quanto detto sui commenti del 3, 9 e 13 febbraio, avrei non poche cose da dire al sig.D’Amico, a cominciare dal punto 3 dell’intervista dove afferma che” Non c’è alcuna intenzione di penalizzare alcuna struttura ma molto semplicemente il sistema offre automaticamente maggiore visibilità agli alberghi che convertono meglio.”
    Peccato però che booking.com offra, ma solamente in sede privata, agli albergatori che si credono più furbi, la possibilità di essere “più visibili” pagando percentuali maggiori di quelle standard( non so dalle vostre parti , ma so per certo che a Marrakech ci sono riad che pagano il 40%!!!!! di commisione per apparire in prima pagina sulla ricerca di booking.com e per inciso Marrakech è una di quelle città in cui booking.com si presenta con più di mille hotel, riad, ville e quant’altro).

    Quindi booking.com posiziona prima di tutto chi paga di più, poi eventualmente posiziona le strutture con migliore tasso di conversione, e qui le strutture autorizzate sono assolutamente penalizzate nei confronti di quelle “off-shore”, e lo sono ancor più quando il cliente esegue la ricerca a partire dai giudizi migliori dove il rapporto qualità prezzo influisce su tutti gli altri parametri del giudizio cliente.Rapporto qualità-prezzo che è quasi impossibile da fronteggiare nei confronti di chi non ha pressione fiscale.
    Al punto 4 avrei voluto chiedere al sig. D’Amico qual’è la vera funzione che giustifica l’esistenza e il costo dei 5000 affiliati di cui si vanta booking.com se non quella di occupare spazio nella ricerca web, che sarebbe altrimenti occupato dai proprietari di hotel( i quali pagano per essere eliminati?), appurato che booking.com appare praticamente sempre al primo posto nella ricerca con google.

    Non solo. Questi siti affiliati svolgono anche una funzione di “contenimento” e di depistaggio in quanto continuano a publicare il booking online anche delle strutture che hanno sciolto il contratto con booking.com (come la mia)”curandosi” però di “disinformare” (con QUALSIASI DATA INSERITA dall’utente web) che la struttura è AL COMPLETO anche quando NON lo è e di mettere ben in evidenza l’esistenza di altre strutture, dalle quali ovviamente( al contrario della struttura sabotata) percepiscono una commissione.

    Tra l’altro anche booking.com (nonostante l’annullamento del contratto) continua con questo giochetto finchè non viene “minacciato”(esperienza personale), ma un conto è contattare booking.com e un conto è contattare 5000 siti dei quali il più delle volte non riesci a trovare nemmeno il contatto e quando lo trovi non rispondono(esperienza personale).
    Sto subendo questo “particolare” trattamento da più di dieci mesi, non so quando finirà e per di più quest’opera di “sabotaggio” assume contorni ancor più “deviati” quando ci si rende conto che alcuni di questi siti(booking.com compreso), pur non potendo vendere le tue camere, paga il payXclick su google persino con l’esatta “voce” della tua struttura.
    Chi può dire quanti hotel “usciti” da booking.com si trovano attualmente nella stessa situazione?

    Da parte mia, di tutta questa storia, ho informato con una segnalazione ufficiale l’AGCOM (antitrust)circa 5 mesi fa, fino ad ora nessun provvedimento.
    Per chi scoprisse di essere nella stessa situazione e fosse interessato, posso inviare copia della denuncia, basta contattarmi su questa e.mail “lollo1401@hotmail.com”.

    Per finire al punto 5 il sig.D’Amico tenta goffamente di dimostrare che : “Se Booking.com diminuisse o cessasse i propri investimenti sarebbero gli alberghi stessi a doverli sostenere con costi e rischi più alti; questo avrebbe anche ripecussioni negative sulle tariffe offerte e comporterebbe, quindi, danni anche per i consumatori.”
    Per prima cosa booking.com non promuove le vostra struttura , ma promuove essenzialmente se stesso e utilizza la maggior parte delle vostre commissioni proprio per eliminare dalla “visibilità” i proprietari con i loro siti e l’apparente concorrenza con Expedia, come richiamato giustamente dal commento postato con tanto di link il 3 febbraio 2015, fa si che tutto ciò assuma un aspetto di totale monopolio. Aggiungo che non mi stupirei se booking.com possedesse azioni di Google. Un caro collega(vittima dello stesso “trattamento”) tempo fa mi profettizzava, più che verosimilmente, la prossima apertura di una catena di hotel con il marchio booking.com. Molti hotel hanno già , di fatto, booking.com come socio solo che fanno fatica a rendersene conto.
    In ogni caso per smentire in maniera inequivocabile le affermazioni del sig. D’Amico, basta porsi questa domanda: ma quando mai abbiamo speso il 15-20% del fatturato(lordo!!) per l’advertising? E, sempre per quel che mi riguarda, al lato pratico nei due anni di lavoro con booking.com TUTTI(e dico tutti) I CLIENTI CHE MI HANNO CONTATTATO DIRETTAMENTE HANNO SEMPRE( e dico sempre)PAGATO un prezzo inferiore dei clienti booking.com.
    NOBOOKINGCOMnection.

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