Ma Allora? Che dobbiamo fare con le OTA? LRA, si o no? Rate Parity si o no?

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Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  maurobs 9 anni, 5 mesi fa.

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    Riccardo Cocco
    Riccardo Cocco
    Partecipante

    E’ notizia di oggi che la Asian American Hotel Owners Association (AAHOA), che registra circa 10,000 membri proprietari di circa 22,000 strutture circa il 40% delle strutture degli Stati Uniti, con tramite il Chairman Tarun S. Patel, definiscono oltraggiose le richieste delle OTA relativamente alla LRA ed alla Rate Parity.

    Mr. Patel, definisce questo approccio delle OTA come: “will have a devastating impact on our members and the industry as a whole”.

    Il Presidente di AAHOA, Fred Schwartz, aggiunge:

    “For many years, the OTAs have provided a benefit to the travel industry by offering excess hotel rooms at discounted prices, while we can’t have OTA sites usurping hotel branded sites, we do recognize the contributions that the OTAs have made to the traveling public and our industry. With the current economic conditions, it is critical for our members to maintain occupancy levels, but not at the risk of losing control of their room availability and pricing.”

    Nasce allora spontanea la domanda: che dobbiamo fare?

    A mio parere, e come espresso più volte, occorre mettere sul piatto della bilancia gli aspetti negativi e gli aspetti positivi di queste richieste.

    In destinazioni con alta domanda, ovviamente questo tipo di approccio potrà sembrare controproducente in quanto, di fatto, le OTA vengono poste sullo stesso piano di un proprietario d’albergo, ovvero, hanno le stesse tariffe e le stesse disponibilità.

    Suddividiamo le destinazioni con alta domanda in destinazioni che presentano gradi strutture di catena, e piccole strutture di proprietà.

    Nel primo caso, purtroppo o per fortuna, nella maggior parte dei casi, sono gli Head Quarters che decidono le strategie commerciali e quindi resta ben poca autonomia alla singola struttura.

    Le piccole strutture di proprietà invece, in prima battuta sembrerebbero dover soffrire di questa inopportuna intromissione delle OTA nel nostro quotidiano fare impresa.

    Ebbene, io non la vedo in questo modo:

    1) E’ uno stimolo per l’albergo per cercare di migliorare le proprie strategie di comunicazione e commerciali in modo da stimolare, più in generale, le prenotazioni dirette;

    2) E’ un incentivo in più per aumentare l’ADR aumentando le tariffe in periodi di alta domanda e di conseguenza, aumentando il revenue.

    3) E’ un ottimo modo per non sederci sugli allori e ci stimola, finalmente, a ritrovare l’ormai sopito spirito creativo tutto italiano che, nel nostro settore, ha scritto i capitoli più importanti della storia dell’accoglienza.

    In destinazioni con bassa domanda, invece, questo tipo di sensibilità dovrebbe essere più bassa e, credo, che le OTA siano viste più o meno come una cassa di risonanza ed un’ottima fonte di ossigeno.

    Buon lavoro e buon revenue management a tutti!

    Riccardo Cocco

    #19122

    maurobs
    Membro

    Purtroppo le OTA in destinazioni con bassa domanda ( o destinazioni con periodi tipicamente a bassa domanda ) non riescono a generare un aumento di flusso turistico rilevante in termini di Revpar ( anzi meglio dire di Goppar ), date le tariffe basse applicate in questi periodi.

    In un periodo come questo, di forte crisi e concorrenza, può accadere che le OTA riescano a spostare i soli clienti abituali ( leggi non nuovi clienti, riferendomi alla location ) dai periodi di alta occupazione a quelli di minore occupazione a tariffe molto più basse e con minori margini per l’hotel.

    Dato che le OTA rendono possibile la visibilità di occupazione e tariffe a tutti i competitors, la conseguenza possibile è che i periodi di alta occupazione vedano meno richieste da un lato e soprattutto un più alto grado di concorrenza, generando tariffe sempre più basse anche in questi periodi, in una sorta di reazione a catena innescata da chi ( tanti, ma tanti ) sono convinti che fare Revenue ( semmai sanno cosa significa ) equivalga ad abbassare le tariffe in modo generalizzato senza senso e logica.

    Purtroppo non vedo atturarsi “l’incentivo in più per aumentare l’ADR aumentando le tariffe in periodi di alta domanda e di conseguenza, aumentando il revenue”.

    D’altra parte, nella situazione di mercato attuale, un aumento delle tariffe potrebbe addirittura essere controproducente. Va valutato con cautela.

    Tutto ciò è riferito ovviamente a periodi o location con bassa domanda, o con occupazione media del 60%.

    Voi che ne pensate?

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