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  • Federico PaciniFederico Pacini
    Partecipante

    Ciao Giacomo,

    le variabili da considerare sono troppe e non posso indicare una cifra da investire e come farlo senza un’analisi approfondita del singolo hotel.

    Quello che posso affermare con certezza perché supportato da analisi effettuate sui nostri prodotti, è che questa cifra è inversamente proporzionale alla Brand reputation e ai prezzi di vendita.

    In sostanza Artemide ha molto meno intermediato degli altri hotel del gruppo a parità di pricing e tecniche di vendita.

    Per quanto riguarda il Trip Connect, ho provato questo prodotto sul Diocleziano con risultati assolutamente deludenti.

    Non sto dicendo che non sia valido, ma se non si riesce ad essere in parity con le OTA per le motivazioni espresse nell’intervista, il Tripconnect è un suicidio.

    delizard
    Partecipante

    Ciao, ottima intervista! E anche le risposte mi sono piaciute moltissime. Concordo sulla necessità di collaborare con le OTA e “sfruttarle” al massimo e nel modo migliore per quello che possono darci. Come hai detto bene, la disintermediazione passa tantissimo dalla brand reputation. Ho anche io gentilmente una domanda: se tu potessi scegliere 1 solo canale per incrementare la brand reputation, quale sceglieresti?
    Grazie ancora, un saluto!
    ps: seguo i vostri articoli da tanto tempo ma non mi ero mai iscritto. Volevo comunque fare i complimenti a tutta la testata perché lo ritengo un blog tra i più interessanti del settore! Complimenti!

    windy kaouki
    Partecipante

    Buongiorno a tutti,
    mi sembra un’ottima iniziativa ,ma che potrà funzionare a dovere solo per quelle strutture che si trovano su zone con bassa densità di “popolazione”(suppongo max 10-20 hotels), per le zone ad alta “densità” si ricadrà inevitabilmente sul problema visibilità.
    Poi bisognerà vedere l’entità della commissione sperando che non sia il salasso stile OTA.
    Resterebbe comunque un vantaggio non indifferente cioè la possibilità di avere un rapporto diretto con il cliente (che è un vantaggio anche per il cliente stesso), possibilità non contemplata ad esempio da booking.com.
    NOBOOKINGCOMnection.

    bestholiday
    Partecipante

    Ottimo riassunto Sergio.
    Mercoledì mattina alle 9.30 ho riportato la notizia in Italia con un primo vademecum per gli hotel, dopo alcune ore sono giunti degli ulteriori commenti a Tnooz relativi ad un punto presente anche qui nel tuo articolo.
    Su Tnooz ne parlai nel mio articolo a riguardo dei Meta Channel Managers e la notizia in italiano l’ho diffusa su LinkedIn Pulse.
    Il chiarimento inviato da Mulders alla redazione Tnooz riguarda la differenziazione tra Book On Google e il sistema a commissione.
    E’ stato chiarito che si tratta di due aspetti diversi.
    A riguardo del primo è stato specificato che la finalizzazione della prenotazione è attiva da mercoledì solo in Usa. E’ specificato però sul Blog Ufficiale di Google Travel che segue un’integrazione di 24 stati e che il primo partner di connettività citato da Google è Austriaco! Non c’è quindi da attendere con le mani in mano…

    A riguardo del sistema da Ppc a commissione è stato specificato, a differenza di quanto riporti che questo è già attivo in tutto il mondo.

    In merito sono in attesa di intervistare il partner di connettività Austriaco ma la mia impressione è che siano vere entrambe le versioni.
    Sappiamo infatti che il metodo di lavoro in RoAS (una forma di cpa) è già possibile nel tradizionale Google Ads Hotel, laddove sussiste una base statistica sufficiente per stabilire un cpa percentuale per una determinata transazione.

    Tra i multipliers delle campagne utilizzo infatti il metodo di pcc “IN PERCENTUALE” del prezzo della camera. La conversione che ne deriva è per gli hotel che già lavorano così in Hpa , di fatto un metodo a commissione percentuale.

    E’vero altresì che come riporti qui, su fonte autorevole, che il passaggio a Book on Google, semplifica fortemente questo processo già esistente, rendendolo molto più accessibile.

    Il titolo del post sul blog di Google : “Google Hotel Ads makes it easier for more hotels to participate” è stato proprio a riguardo di questa “semplificazione”, che io intendo come rendere più facilmente accessibile una modalità che utilizziamo da tempo .

    Ultimo commento su Google Hotel Finder. Vero che è chiuso lato utenti ma è vivo e vegeto come riferimento all’interno delle api e come engine di gestione delle disponibilità + prezzi degli hotel all’interno delle google properties.

    E’ un lungo commento, spero che non leda a interessi e che risulti un confronto utile.

    Osvaldo Mauro

    Federico PaciniFederico Pacini
    Partecipante

    Ciao Delizard,

    per incrementare la brand reputation è necessario fare un training costante sullo staff; non esistono dunque canali su cui investire eccetto quelli che sceglie il cliente e che per tali vanno seguiti, Tripadvisor in testa.

    in risposta a: Commenti agli articoli di Booking Blog #24401

    The Travel Technology Association, associazione statunitense che riunisce i principali portali e metasearch nazionali, sostiene che gli utenti america
    [Leggi l’articolo completo: Sicurezza e trasparenza: ecco come vincere la battaglia della disintermediazione ]

    in risposta a: Commenti agli articoli di Booking Blog #24404
    sfarinel
    Amministratore del forum

    Le prenotazioni da smartphone e tablet in hotel continuano a crescere, tanto che nell’ultimo anno la loro percentuale è praticamente raddoppiata. Uno
    [Leggi l’articolo completo: Prenotazioni hotel da mobile: nel 2015 le percentuali sono raddoppiate]

    in risposta a: Commenti agli articoli di Booking Blog #24406
    marghe
    Amministratore del forum

    Si può promuovere un brand facendo del bene? Assolutamente sì. Negli ultimi tempi c’è stata una vera esplosione di marketing 3.0, ossia di brand che h
    [Leggi l’articolo completo: Hotel solidali: come e perché promuovere il brand con la solidarietà]

    in risposta a: Commenti agli articoli di Booking Blog #24434
    sfarinel
    Amministratore del forum

    Dopo l’abolizione in Francia e le forti pressioni di Federalberghi, ieri è stato votato in Parlamento il Ddl Concorrenza per la “nullità delle clausol
    [Leggi l’articolo completo: Abolizione della rate parity per gli hotel: il Parlamento italiano vota sì]

    Riccardo CoccoRiccardo Cocco
    Partecipante

    Cosa succederà? Niente!

    Alcuni albergatori continueranno a vendere per conto loro a tariffe diverse, come già fanno oggi; alcune OTA continueranno a vendere not-ref il giorno stesso senza carta di credito.
    Altri invece, venderanno la propria immagine di consistenza proponendo la rate parity per loro scelta e non per imosizione altrui.

    In relazione alle dichiarazioni del Sig. Camilleri, ho due considerazioni:

    1) ha dichiarato che il 25% del totale fatturato é generato da booking, non da tutti i portali.

    2) basare una strategia distributiva lasciando che 1/4 del revenue contribution sia generato da un solo canale, beh, questo non mi farebbe dormire la notte!!! E sinceramente non lo dichiarerei alla stampa…..

    bestholiday
    Partecipante

    In Francia la parity rate è stata abolita legalmente da 3 mesi.
    Da circa due mesi le Ota hanno recepito la legge in modo graduale. Inizialmente infatti si appellavano ancora alla Parity Rate, quando i loro sistemi allertavano i commerciali su strutture che proponevano direttamente prezzi diversi o DISPONIBILITA’ di camere meno care.
    Booking.com usa Price Match che ha prontamente acquisito anche per questo.
    Quando si fa Off Parity i commerciali di Booking.com inviano delle email sempre più cupe e tal tono catastrofico. Si parla in pratica prima della rimozione dei Quality Seals che caratterizzano gli hotel più performanti (i badge per capirci), poi della rimozione dal programma Genius (per chi ha aderito), poi di una graduale perdita del ranking.
    In pratica l’hotel rimane in Booking.com ma è relegato nelle ultime pagine.
    Il gruppo Expedia è ancora più specifico. Invia infatti una tabella di comparazione prezzi dove a differenze di tariffa equivalgono precise penalizzazioni di ranking.
    Anche qui si finisce in pratica nelle ultime posizioni ed in parecchi portali non si recupera il ranking facilmente.
    Il posizionamento a volte (vedi Hotels.com) rimane pessimo anche quando è l’utente a riordinare i risultati per prezzo o per distanza.
    Consigliare a hotel che lavorano molto con le Ota, di andare off parity, senza un’aggressivo piano di marketing (soprattutto sui meta motori) è alquanto destabilizzante.

    Inoltre , come in palestra, sui meta motori non basta iscriversi.

    Occorre entrare a riguardo del posizionamento, sulle gestione delle campagne ed in generale sulla gestione di questi potenti strumenti.
    Professionalmente questo mi ha portato a crescere in ambiti come il bidding strategy , il meta channel optimization dove si gareggia direttamente contro le Ota.
    Prima di scendere in gara occorre la dovuta preparazione !

    Riccardo CoccoRiccardo Cocco
    Partecipante

    Federico buon giorno,
    leggo con interesse il tuo intervento e vorrei capire gentilmente alcuni punti che mi sembra siano nebulosi. Precedentemente scrivi:
    “Il PPC di Booking.com o Expedia sul nostro brand non è unicamente indirizzato ai link sponsorizzati mostrati prima dei risultati organici di Google. Quante volte ti capita di navigare in una pagina web che con gli alberghi non centra nulla e vederti proposto un hotel che avevi visualizzato precedentemente in Booking.com? La stessa cosa accade quanto ti colleghi alla tua pagina facebook, corretto? Questo significa che le OTA investono in visibilità anche per te, a prescindere da dove alla fine prenoti l’utente.”

    Per prima cosa credo sia necessario differenziare il PPC dal remarketing. Quando appaiono “annunci” su dei siti che ci ricordano di comprare su un sito che abbiamo visitato precedentemente, vuol dire che un “animaletto” chiamato cookie che abbiamo inconsapevolmente scaricato dal sito “pubblicizzato” (e che nelle versioni più evolute si attiva solo in caso di non completamento del processo di acquisto nel sito origine), ci ricorda di tornare sul sito origine per completare l’acquisto.
    Nel caso di PPC, al contrario, stiamo comprando da Google delle parole singole o composte rispetto a quello che vogliamo appaia nella ricerca non organica nel motore di ricerca.

    Altra differenziazione che occorrerebbe, a mio avviso, sottolineare è il diverso comportamento tra i programmi di Facebook e Google.

    Google propone determinate risposte in funzione di una ricerca mirata, questo permette quindi una maggiore redemption in quanto l’utente che digita una sequenza di parole “necessita” che un suo bisogno venga soddisfatto. Nel caso di Facebook invece, la redemption è inferiore in quanto la proposizione del “messaggio” è passiva rispetto alle esigenze, ma mirata per un target di riferimento al quale deve essere proposta.

    Vorrei aggiungere un altro punto: Tripconnect non è un suicidio, ma va misurato rispetto alla proposta. Non è uno strumento che matematicamente porta risultato, è uno strumento che per talune strutture è valido ed efficace, per altre no.

    Per il canale dove si possa migliorare la brand reputation, in realtà un canale importantissimo esiste!

    E’ il “canale uditivo”

    Impariamo di nuovo ad ascoltare i nostri clienti, molto spesso le loro aspettative sono semplici da esaudire e non costano nulla.

    Buon lavoro e buon Revenue Management a tutti!!

    Riccardo Cocco

    in risposta a: Commenti agli articoli di Booking Blog #24448
    marghe
    Amministratore del forum

    Progettare un viaggio online costituisce già di per sé un viaggio. Il percorso è impervio, disseminato di montagne di recensioni, fiumi di ricerche e
    [Leggi l’articolo completo: Google: la pianificazione del viaggio sempre più articolata]

    in risposta a: Commenti agli articoli di Booking Blog #24451

    Sono passati ormai 3 anni da quando la Cornell University e ReviewPro condussero il primo studio scientifico per dimostrare quanto la brand reputation
    [Leggi l’articolo completo: Reputazione: un nuovo studio dimostra il legame tra le recensioni di TripAdvisor e le prenotazioni]

    Zeno GovoniZeno Govoni
    Partecipante

    Cosa succederà? forse quello che sta avvenendo in Francia e cioè una perfetta parity rate per chi vuole ancora lavorare ad esempio con Booking.com ed essere tra le prime pagine (ho fatto una verifica oggi con Trivago su Parigi ed è incredibile quanti hotel siano in perfetta parity). Per il resto concordo con Riccardo Cocco. Certamente a Booking.com secondo me cambierà poco, verificherà meglio chi è in parity e lo premierà posizionandolo nelle prime posizioni. Semplicemente rivedranno il loro algoritmo e basta. Molto semplice. Secondo me la battaglia da fare era quella di una riduzione della commissione, non la parity rate. Lo sappiamo tutti che il canale delle OTA ci serve, ci piace e ci aiuta. Certamente va monitorato, deve avere un certo peso e non essere il primo canale. Quello che non ci piace è la commissione così alta. E forse anche su questa Booking.com e le altre OTA potrebbero fare leva per ottenere la parity…chissà. La sfida e il mercato diventano sempre più interessanti e stimolanti per nuove soluzioni, nuove idee.

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