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Roberto Vuilleumier
MembroRevenue management: l’equilibrio tra occupazione, revpar e reputazione
Da sempre sono parecchio dubbioso e spesso molto critico su quelle che vengono definite le “nuove” tecniche di vendita alberghiera, dato che sono ormai passati 20 anni dal loro utilizzo in Italia.
L’ospitalità che ha radici antiche si basava inizialmente sulla fiducia e sull’amicizia, a questo proposito ricordo anche soltanto l’usanza, a cui erano soliti aderire una moltitudine tra gli antichi abitanti di questa terra, di spezzare un vaso, una moneta o altro oggetto a metà consegnandone una parte all’ospite per garantire (!) a lui ed addirittura ai propri discendenti di essere riconosciuto come tale anche nei decenni, se non nei secoli a venire.
L’ospitalità è da sempre una piacevole consuetudine e mai un abominevole mercato.
La monetizzazione dell’ospitalità, che ben conosco ed accetto, non va semplicemente interpretata come una “Borsa” moderna, sia perchè come dirò in seguito non è così certo che sia economicamente conveniente, sia perchè spesso non è etica.
Non volendo apparire dal pensiero eccessivamente vetusto e dall’animo solamente romantico, tralascerò volutamente di trattare la parte etica, poiché ho già parlato nel recente passato su questo blog dell’over-booking sostenendo che se utilizzato in maniera volontaria come pratica commerciale deve essere tradotto in italiano semplicemente come “inadempienza contrattuale dell’albergatore” a danno dell’ospite che può chiedere un risarcimento anche morale.
Per fare un po’ di chiarezza sulla storia evolutiva delle “nuove” pratiche commerciali in Italia nell’ambito alberghiero è bene ricordare che la legge 25 agosto 1991 n 284 (liberalizzazione dei prezzi del settore turistico e interventi a sostegno delle imprese turistiche) ha profondamente modificato la disciplina legislativa dei prezzi nel settore turistico; tale norma, infatti ha conferito a ogni singolo operatore la facoltà di determinare liberamente i prezzi del servizio alberghiero.
Dopo tale legge come esplicitato anche dalla Corte Costituzionale, più volte intervenuta sul tema, si è passati da un regime di prezzi controllati-amministrati o concordati a un regime improntato al principio del libero mercato (Corte Costituzionale, 22 aprile 1992,n. 188).
Tale modifica ha conseguentemente rivoluzionato l’atteggiamento commerciale degli albergatori, che hanno iniziato naturalmente ad evolvere passando, poco a poco, da una tariffazione fissa, chiusa e particolarmente rigida, legata alla categoria (numero di stelle), ad una completamente aperta e quindi variabile.
In conseguenza di ciò, in pratica, oggi, spesso accade che la politica tariffaria degli alberghi muti in ragione dei periodi dell’anno ed in stretta relazione all’andamento del flusso di clientela che esso sia più o meno preventivabile.
La così detta alta stagione in alcuni luoghi può restringersi anche solo di un giorno, basti pensare ad eventi sportivi di particolare importanza (finale di Champions league)o a concerti particolarmente attraenti (gli U2)ecc..
L’albergatore è tenuto soltanto alla comunicazione ai sensi dell’art.1 e seguenti della Legge 25 agosto 1991 n.284 dei prezzi minimi e massimi di pernottamento alle Regioni ed alle Province autonome di Trento e Bolzano, entro il 1 marzo per i prezzi che l’operatore intende applicare dal 1 giugno ed entro il 1 Ottobre per i prezzi che l’operatore vuole applicare dal 1 gennaio (ai fini pubblicitari).
L’ampio spazio di autodeterminazione previsto dalla legge consente in termini pratici di poter contrattare ampiamente la tariffa con il cliente finale.
Date le condizioni su esposte nacquero per così dire principalmente due scuole di pensiero: la prima intenzionata a conservare una certa rigidità tariffaria imponendo limiti minimi standard; la seconda, diffusa recentemente, più flessibile e più commerciale (Revenue Management).
Gli albergatori per così dire conservatori, rispetto ai “riformatori”, pur utilizzando le stesse tecniche di vendita delle stanze, quindi addestrando il personale addetto ad una corretta comunicazione e ad efficaci escamotage per portare a termine con successo la vendita, imponendo medesima attenzione al cliente..ecc., sono del parere che l’eccessiva fluttuazione dei prezzi verso il basso in periodi di bassa affluenza, pur se conduce ad una maggiore occupazione media, non migliora in sostanza le “entrate” rispetto ad un’occupazione più bassa ma con tariffe più elevate.
Il parere del Cornell’s Center for Hospitality Research (“Analisi sull’industria alberghiera americana”) che segue ad un parere simile di analisti inglesi (fonte Job in Tourism) recita: “il vecchio adagio della teoria classica del revenue management, secondo cui sarebbe sempre meglio vendere una camera a prezzi bassi piuttosto che non venderla, non corrisponde alla verità, neppure in tempi difficili. È questa la scoperta più importante della ricerca “Competitive pricing in uncertain times”, realizzata dai docenti Cornell, Cathy Enz e Linda Canina, in collaborazione con il presidente della società di consulenza Str Global, Mark Lomanno. «Il nostro scopo era quello di confrontare gli effetti delle strategie di prezzo tra concorrenti diretti, prima in una fase economica debole, poi in un periodo di crescita economica», spiega Enz. «Utilizzando il database fornito da Str, in particolare, abbiamo potuto analizzare i prezzi relativi, l’occupazione e il revpar di oltre 67 mila alberghi, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2007». «E le nostre rilevazioni sono state costanti, a prescindere dalla situazione economica», prosegue Canina. «Gli alberghi, che avevano mantenuto tariffe giornaliere medie superiori a quelle dei loro concorrenti diretti, avevano sì registrato un’occupazione minore rispetto a questi ultimi, ma anche revpar relativi più alti. E questo è un dato che si è dimostrato valido per tutti i segmenti di mercato». «Complessivamente», è la conclusione di Lomanno, «i nostri risultati suggeriscono che il modo più efficace per ottenere una performance dei ricavi migliore di quella dei concorrenti è quello di mantenere tariffe medie più alte».
Lo studio può essere scaricato gratuitamente dal sito del Cornell Center for Hospitality Research all’indirizzo: http://www.hotelschool.cornell.edu/research/chr/pubs/reports/2009.html
Quanto sostenuto Cornell’s Center for Hospitality Research non è certamente esaustivo intanto perchè si tratta di industria alberghiera americana e non nostrana, poi perchè ragionamenti come quello proposto vanno analizzati nel profondo valutando, degli alberghi presi a campione, il numero di camere, la loro ubicazione, la quantità e qualità dei servizi offerti, il numero di addetti, la loro esperienza di vendita…ma è certamente indicativo del fatto che non esiste un valore universale della teoria proposta ovvero il Revenue Management.
Quello che per me è certo è che l’eccessivo e smisurato utilizzo di tecniche di vendita speculative, che invito il lettore ad approfondire documentandosi, spesso vadano anche a danneggiare l’immagine dell’albergo stesso che le applica.
È altrettanto vero che dall’altra parte, l’eccessiva rigidità tariffaria soprattutto se non abbinata ad una corretta crescita qualitativa, in un mercato così aperto, possa avvantaggiare troppo quei colossi alberghieri che fanno della speculazione – ahimè – la sola ragione primaria di esistenza.
Come gli antichi va ricercato il punto di equilibrio..
Roberto Vuilleumier
Esperto del settore turistico-ricettivo
Autore di: “Professione Receptionist” ed. Hoepli
Roberto Vuilleumier
MembroRevenue management: l’equilibrio tra occupazione, revpar e reputazione
Da sempre sono parecchio dubbioso e spesso molto critico su quelle che vengono definite le “nuove” tecniche di vendita alberghiera, dato che sono ormai passati 20 anni dal loro utilizzo in Italia.
L’ospitalità che ha radici antiche si basava inizialmente sulla fiducia e sull’amicizia, a questo proposito ricordo anche soltanto l’usanza, a cui erano soliti aderire una moltitudine tra gli antichi abitanti di questa terra, di spezzare un vaso, una moneta o altro oggetto a metà consegnandone una parte all’ospite per garantire (!) a lui ed addirittura ai propri discendenti di essere riconosciuto come tale anche nei decenni, se non nei secoli a venire.
L’ospitalità è da sempre una piacevole consuetudine e mai un abominevole mercato.
La monetizzazione dell’ospitalità, che ben conosco ed accetto, non va semplicemente interpretata come una “Borsa” moderna, sia perchè come dirò in seguito non è così certo che sia economicamente conveniente, sia perchè spesso non è etica.
Non volendo apparire dal pensiero eccessivamente vetusto e dall’animo solamente romantico, tralascerò volutamente di trattare la parte etica, poiché ho già parlato nel recente passato su questo blog dell’over-booking sostenendo che se utilizzato in maniera volontaria come pratica commerciale deve essere tradotto in italiano semplicemente come “inadempienza contrattuale dell’albergatore” a danno dell’ospite che può chiedere un risarcimento anche morale.
Per fare un po’ di chiarezza sulla storia evolutiva delle “nuove” pratiche commerciali in Italia nell’ambito alberghiero è bene ricordare che la legge 25 agosto 1991 n 284 (liberalizzazione dei prezzi del settore turistico e interventi a sostegno delle imprese turistiche) ha profondamente modificato la disciplina legislativa dei prezzi nel settore turistico; tale norma, infatti ha conferito a ogni singolo operatore la facoltà di determinare liberamente i prezzi del servizio alberghiero.
Dopo tale legge come esplicitato anche dalla Corte Costituzionale, più volte intervenuta sul tema, si è passati da un regime di prezzi controllati-amministrati o concordati a un regime improntato al principio del libero mercato (Corte Costituzionale, 22 aprile 1992,n. 188).
Tale modifica ha conseguentemente rivoluzionato l’atteggiamento commerciale degli albergatori, che hanno iniziato naturalmente ad evolvere passando, poco a poco, da una tariffazione fissa, chiusa e particolarmente rigida, legata alla categoria (numero di stelle), ad una completamente aperta e quindi variabile.
In conseguenza di ciò, in pratica, oggi, spesso accade che la politica tariffaria degli alberghi muti in ragione dei periodi dell’anno ed in stretta relazione all’andamento del flusso di clientela che esso sia più o meno preventivabile.
La così detta alta stagione in alcuni luoghi può restringersi anche solo di un giorno, basti pensare ad eventi sportivi di particolare importanza (finale di Champions league)o a concerti particolarmente attraenti (gli U2)ecc..
L’albergatore è tenuto soltanto alla comunicazione ai sensi dell’art.1 e seguenti della Legge 25 agosto 1991 n.284 dei prezzi minimi e massimi di pernottamento alle Regioni ed alle Province autonome di Trento e Bolzano, entro il 1 marzo per i prezzi che l’operatore intende applicare dal 1 giugno ed entro il 1 Ottobre per i prezzi che l’operatore vuole applicare dal 1 gennaio (ai fini pubblicitari).
L’ampio spazio di autodeterminazione previsto dalla legge consente in termini pratici di poter contrattare ampiamente la tariffa con il cliente finale.
Date le condizioni su esposte nacquero per così dire principalmente due scuole di pensiero: la prima intenzionata a conservare una certa rigidità tariffaria imponendo limiti minimi standard; la seconda, diffusa recentemente, più flessibile e più commerciale (Revenue Management).
Gli albergatori per così dire conservatori, rispetto ai “riformatori”, pur utilizzando le stesse tecniche di vendita delle stanze, quindi addestrando il personale addetto ad una corretta comunicazione e ad efficaci escamotage per portare a termine con successo la vendita, imponendo medesima attenzione al cliente..ecc., sono del parere che l’eccessiva fluttuazione dei prezzi verso il basso in periodi di bassa affluenza, pur se conduce ad una maggiore occupazione media, non migliora in sostanza le “entrate” rispetto ad un’occupazione più bassa ma con tariffe più elevate.
Il parere del Cornell’s Center for Hospitality Research (“Analisi sull’industria alberghiera americana”) che segue ad un parere simile di analisti inglesi (fonte Job in Tourism) recita: “il vecchio adagio della teoria classica del revenue management, secondo cui sarebbe sempre meglio vendere una camera a prezzi bassi piuttosto che non venderla, non corrisponde alla verità, neppure in tempi difficili. È questa la scoperta più importante della ricerca “Competitive pricing in uncertain times”, realizzata dai docenti Cornell, Cathy Enz e Linda Canina, in collaborazione con il presidente della società di consulenza Str Global, Mark Lomanno. «Il nostro scopo era quello di confrontare gli effetti delle strategie di prezzo tra concorrenti diretti, prima in una fase economica debole, poi in un periodo di crescita economica», spiega Enz. «Utilizzando il database fornito da Str, in particolare, abbiamo potuto analizzare i prezzi relativi, l’occupazione e il revpar di oltre 67 mila alberghi, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2007». «E le nostre rilevazioni sono state costanti, a prescindere dalla situazione economica», prosegue Canina. «Gli alberghi, che avevano mantenuto tariffe giornaliere medie superiori a quelle dei loro concorrenti diretti, avevano sì registrato un’occupazione minore rispetto a questi ultimi, ma anche revpar relativi più alti. E questo è un dato che si è dimostrato valido per tutti i segmenti di mercato». «Complessivamente», è la conclusione di Lomanno, «i nostri risultati suggeriscono che il modo più efficace per ottenere una performance dei ricavi migliore di quella dei concorrenti è quello di mantenere tariffe medie più alte». Lo studio può essere scaricato gratuitamente dal sito del Cornell Center for Hospitality Research all’indirizzo: http://www.hotelschool.cornell.edu/research/chr/pubs/reports/2009.html”
Quanto sostenuto Cornell’s Center for Hospitality Research non è certamente esaustivo intanto perchè si tratta di industria alberghiera americana e non nostrana, poi perchè ragionamenti come quello proposto vanno analizzati nel profondo valutando, degli alberghi presi a campione, il numero di camere, la loro ubicazione, la quantità e qualità dei servizi offerti, il numero di addetti, la loro esperienza di vendita…ma è certamente indicativo del fatto che non esiste un valore universale della teoria proposta ovvero il Revenue Management.
Quello che per me è certo è che l’eccessivo e smisurato utilizzo di tecniche di vendita speculative, che invito il lettore ad approfondire documentandosi, spesso vadano anche a danneggiare l’immagine dell’albergo stesso che le applica.
È altrettanto vero che dall’altra parte, l’eccessiva rigidità tariffaria soprattutto se non abbinata ad una corretta crescita qualitativa, in un mercato così aperto, possa avvantaggiare troppo quei colossi alberghieri che fanno della speculazione – ahimè – la sola ragione primaria di esistenza.
Come gli antichi va ricercato il punto di equilibrio..
Roberto Vuilleumier
Esperto del settore turistico-ricettivo
Autore di: “Professione Receptionist” ed. Hoepli
sfarinel
Amministratore del forum
Più immediato di Foursquare, più social di Facebook Places, più affidabile di TripAdvisor. È con queste promesse che nasce Hotpot, ultima novità geosocial in casa Google. Si tratta del nuovo servizio di valutazione e recensione di luoghi e attività per web e mobile (per ora solo per Android), integrato con Google Maps e Places. L’obiettivo che si pone è quello di classificare commenti e giudizi degli utenti su luoghi e locali di interesse.
21 Luglio 2009 alle 17:27 in risposta a: Revenue management: l’equilibrio tra occupazione, revpar e reputazione #17743Riccardo Fracassi
MembroComplimenti per l’articolo e le argomentazioni apportate.
21 Luglio 2009 alle 17:47 in risposta a: Revenue management: l’equilibrio tra occupazione, revpar e reputazione #17744Roberto Vuilleumier
MembroRingrazio Sentitamente.
lia da roma
MembroPur ritenendo che il web sia e debba rimanere uno spazio libero, devo riconoscere che gli sviluppi che sta prendendo Trip Advisor mi preoccupano. Io lavoro in una società di Bed & breakfast e Case Vacanze e ho trovato abbastanza “scorretto” che Trip Advisor – un sito che dovrebbe essere dedicato al libero scambio di opinioni dei viaggiatori – abbia creato il sito parallelo Flipkey dove vengono listate le case vacanza di tutto il mondo in ordine di popolarità grazie ad un sistema di commenti “reali e indipendenti” e con possibilità di prenotare online. Naturalmente si paga per essere iscritti nella lista. Sono rimasta impressionata anche dalla quantità di commenti presenti, se si pensa che è un sito che non esiste da tanto tempo, mi chiedo come questo sia stato possibile. Noi per nostra esperienza abbiamo visto che i clienti in genere non sprecano il loro tempo a lasciare commenti su siti tipo Trip Advisor (tranne quelli che hanno qualche cosa di negativo da dire)perciò, forse mi sbaglierò, ma ho avuto la netta impressione che siano commenti almeno parzialmente fittizi, fatti solo per far salire ai primi posti alcune agenzie di prenotazione. Qualcuno di voi conosce Flipkey?
Duccio Innocenti
Bloccato
Il problema della mancanza di disintermediazione dai portali non riguarda solo le revenue dell’albergo e il peso delle commissioni, ma anche e soprattutto il “possesso”, l’acquisizione del cliente.Il cliente proveniente da un intermediario infatti, non ricorderà il vostro brand ripensando a quanto è stato facile prenotare, ai buoni termini di cancellazione e alla ricchezza di contenuti trovati. Penserà che è rimasto soddisfatto e che la prossima volta tornerà a prenotare sul portale…
Chi possiede il cliente? Come riconquistare i clienti delle OTA
21 Luglio 2009 alle 20:21 in risposta a: BTO 2010 Live: Dopo il viaggio low cost il viaggio ‘no cost’? #17746AllaDolceVita
Membro
Nella main hall abbiamo partecipato al keynote di Web Travel Marketing – il C-Magazine nato durante BTO 2009 – in cui Linda Marongiu e Arturo Salerno hanno presentato una interessante ricerca sul viaggio “no cost”, mostrando come nuovi modelli di organizzazione possano essere contemporaneamente un rischio e una grande opportunità per alcune tipologie di operatori turistici. Fiducia sociale, collaborazione e scambio sembrano essere i principi che animano questa forma di turismo che, più di altre, si presta alla dimensione “social”. Una modalità di organizzare e condividere le vacanze che nasce “2.0” e trova nei nuovi media niente altro che un moltiplicarsi di possibilità. Di fatto, un nuovo modo di interpretare una cultura che ha radici lontane.
BTO 2010 Live: Dopo il viaggio low cost il viaggio ‘no cost’?
Robert
MembroCara lia da roma,
un pò di tempo fa avevo dedicato un post a Flipkey:
Era prima che ci fosse la possibilità di registrarsi come owner, magari trovi qualche spunto interessante
marghe
Amministratore del forum
“Unico, connesso, informato: queste saranno le tre parole d’ordine che definiranno il cliente dell’hotel, oggi come nel futuro.Comprendere il cliente è diventato un imperativo strategico per ogni struttura di successo”: queste le parole del direttore Jerome Destors in apertura all’ultimo studio realizzato dal Amadeus volto ad indagare il futuro prossimo dell’hotellerie a livello mondiale.
L’analisi “Hotel 2020: al di là della segmentazione”, fondamentalmente punta il dito sul cliente, ovvero sulla necessità sempre più urgente ed incalzante di fare del proprio albergo una realtà “user-centred”. D’altronde ormai l’immagine, il brand, il successo dell’hotel, dipendono quasi esclusivamente dall’opinione dell’utente, un utente sempre meno incasellabile in segmenti predefiniti ed analizzabili.
AnnalisaRossini
Membro…perchè a settembre torna il concorso BIT TOURISM AWARD, l’ormai tradizionale riconoscimento di Bit al meglio del turismo!
L’integrazione con il concorso Bit-Channel, fa del “nuovo” Bit Tourism Award, un’occasione per poter partecipare a più estrazioni e vincere fantastici premi!
*segnalate le vostre mete preferite (città, regioni, nazioni)
*inserite i video, le immagini più suggestive ed i diari di viaggio delle vostre vacanze
*votate i video, le immagini e i diardi di viaggio sul sito di Bit Channel
TENETEVI PRONTI E PREPARATE IL MATERIALE…quest’anno i vincitori potrete essere voi…
…con il vostro video…o con le vostre fotografie…o con il vostro diario di viaggio!
PASSATE PAROLA, VI RICORDEREMO L’INIZIO DEL CONCORSO!
kgbmy
MembroCredo che ogni albergatore debba fare il suo lavoro in maniera giusta affinchè, giorno per giorno, possa creare tutte le aspettative per fidelizzare la propria clientela. TA è uno strumento per i clienti dell’hotel e, se viene usato bene, può essere utile anche all’albergatore. L’hotel ha il dovere di far usare TA e le recensioni ai suoi clienti, motivando i clienti stessi a usarlo. Nel caso l’utente scriva qualcosa di buono sull’hotel, questo è utile all’albergatore. Nel caso invece il cliente scriva qualcosa di negativo, l’albergatore si trova davanti a due strade.
1) La recensione è vera, allora esiste un motivo per migliorare i servizi dell’hotel e per rispondere al cliente in maniera positiva proponendo una ulteriore possibilità. Il cliente serve, quindi, da test e da verifica dei servizi offerti. Non solo. Dà anche la possibilità di riprendersi e guadagnare punti, anche nel caso in cui la recensione sia negativa.
2) La recensione è falsa, allora l’albergatore ha il dovere di rispondere e difendersi, portando testimonianze e dimostrazioni.
Ciò è possibile se mettiamo in primo luogo l’interesse del cliente e non il nostro. E’ chiaro che se anticipiamo il nostro interesse a quello del cliente, molto facilmente accadranno cose spiacevoli. Solamente se pensiamo in primo luogo a difendere e mettere davanti a tutto ciò che vuole il cliente e i suoi interessi, allora e solamente allora potremo agire in questo modo. Massima serenità per la venuta di TA, chi agisce in malafede prima o poi pagherà.
Credo e sono sicuro che nessuno di voi debba avere paura delle recensioni di TA, anzi fate in modo che queste aumentino a vostro favore, e approfittate di questo strumento.
Giuseppe Lunardi
sfarinel
Amministratore del forum
La Fan Page del vostro hotel su Facebook è molto attiva? Numerosi clienti vi seguono su Twitter? Bene, significa che il vostro lavoro sui social media sta funzionando. Già questi risultati da soli non potranno che giovare alla brand reputation della vostra struttura.Se però il Social Media Marketing rappresenta un settore particolarmente importante della vostra attività, vi interesserà conoscere e valutare dati più precisi. Ad esempio analizzare il flusso e la qualità di traffico che i social media sono in grado di veicolare al sito dell’hotel, monitorare i movimenti ed il percorso di provenienza degli utenti. Tutto questo sarà molto utile per determinare il valore dei vostri sforzi e studiare nuove offerte e strategie.
Michelangelo
MembroFacciamo anche attenzione al fatto che le recensioni riportano punti di vista: talvolta non sono false ma descrivono solo le cose come le vede il Cliente e magari l’albergatore ha una percezione diversa del proprio servizio. Questo vale per tutto, dalla pulizia alla grandezza delle camere.
23 Luglio 2009 alle 10:27 in risposta a: Social Media Traffic: quanto convertono Facebook & co? #17754Francesco Tapinassi
Membrola notizia mi sembra davvero interessante, uno dei punti di debolezza di Tripadvisor era proprio la non chiarezza rispetto al fenomeno delle recensioni false, mi sembra che si vada nella direzione più corretta. Anche l’inizitiva negli USA consente di comprendere l’importanza economica dei giudizi dei clienti e di come il lasciare tutto all’inizitiva dei singoli avesse permesso facili aggiramenti della fiducia nel sistema.
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