Braccio di ferro fra Airbnb e New York: scoppia la lotta agli affitti brevi e irregolari

Perché la gente si aspetta che i cambiamenti si adattino alle vecchie leggi? Piuttosto ci vorrebbero delle nuove leggi per regolare i cambiamenti. Almeno questo è quello che vorrebbe Airbnb, secondo cui le vecchie leggi di molte città non fanno che danneggiare la sharing economy e i nuovi bisogni della popolazione mondiale.

New York infatti è sul piede di guerra contro Airbnb: a breve la metropoli potrebbe varare una legge che renderà illegale pubblicizzare online annunci per periodi inferiori ai 30 giorni, come sta accadendo in altre città statunitensi. Un colpo che potrebbe decretare la scomparsa di Airbnb e di altri siti simili da New York.

Airbnb rovina il mercato e toglie case agli abitanti

L’accusa mossa ad Airbnb dalle grandi città statunitensi è che sempre più proprietari decidono di mettere in affitto a breve termine le proprie case su Airbnb per guadagnare di più rispetto a un normale affitto. Così facendo però, le case da affittare per lunghi periodi diminuiscono, i prezzi aumentano e vengono privilegiati i turisti rispetto ai residenti. Senza contare le moltissime aziende che, sotto mentite spoglie, affittano strutture in modo del tutto irregolare.

Per mettere a tacere queste critiche, Airbnb aveva già eliminato 1.500 annunci dalla piattaforma e oggi ne ha fatti fuori altri 2.233, dichiarando allo stesso tempo che in realtà il 96% dei propri host ha una sola casa o stanza da affittare.

Ma la legge di New York prevede già che non si possano mettere in affitto stanze o case private per periodi inferiori a 30 giorni, almeno che non vi abiti anche il proprietario. Se la nuova legge passa, i piccoli affittuari saranno ovviamente costretti a togliere gli annunci per promuovere le proprie abitazioni, altrimenti rischierebbero multe fino a 7.500 dollari.

“Airbnb si oppone con forza agli alloggi illegali e continuerà a rimuovere gli annunci che sono controllati da operatori commerciali e non riflettono la filosofia di Airbnb e della sua comunità,” ha dichiarato un annuncio ufficiale apparso online l’8 luglio scorso. Ma per quanto riguarda la nuova legge, è chiaro che si tratta di una iniziativa che danneggerà solo Airbnb e i piccoli affittuari:

“I politici continuano volontariamente a ignorare il fatto che questa legge colpirà le persone sbagliate. Non fa assolutamente nulla per contrastare gli operatori commerciali, ma andrà a fare del male ai bravi cittadini di New York che fanno affidamento sulla condivisione della propria casa per avere maggiore sicurezza economica.” (fonte: Daily News)

 

San Francisco multa Airbnb e Airbnb la cita in giudizio

Intanto, dopo anni di tentate collaborazioni, anche San Francisco si è mossa e una commissione di vigilanza ha chiesto di multare la compagnia 1000 dollari al giorno per ogni host illegale presente sul sito.

Per tutta risposta, Airbnb ha denunciato San Francisco per aver violato la legge secondo la quale il governo non può multare i siti web per i contenuti che altri utenti vi pubblicano. Come a dire: se c’è gente che pubblica annunci illegali, non dipende da noi.

 

Airbnb: dateci una legge tutta nuova

Se la legge di New York passasse indenne dalla scrivania del Governatore Andrew Cuomo, Airbnb perderebbe praticamente tutti i suoi annunci nella città americana.

Ma il pericolo è che questo non sia che l’inizio, perché i nuovi regolamenti stanno invadendo anche Parigi, Barcellona,  Oakland e Berlino, dove a partire dal primo maggio, è entrato in vigore il divieto di affittare intere case, salvo richiedere il permesso per diventare veri e propri b&b.

Anche in Italia qualcosa si sta muovendo: ad esempio a Firenze da gennaio si riscuoterà la tassa di soggiorno e a Milano sono cominciate delle trattative simili.

Sicuramente Airbnb deve essere regolato in qualche modo, sia per demotivare le strutture irregolari tanto diffuse in Italia, sia per evitare che le grandi aziende si approfittino del servizio per gonfiare a dismisura i prezzi degli affitti come accade a New York.

Fatto sta che il cambiamento non si può fermare. Se tanta gente e tanti turisti apprezzano il servizio di Airbnb, significa che c’è un mercato che vuole usufruirne. E voler eliminare a tutti i costi il servizio non servirà a far restare le cose come erano una volta. Il mondo cambia, e chi non cambia con lui è finito. Questo vale anche per il settore alberghiero e per le destinazioni turistiche!